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Hélène Cattet, Bruno Forzani: L'Étrange Couleur des larmes de ton corps

Hélène Cattet, Bruno Forzani: L'Étrange Couleur des larmes de ton corps

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Hélène Cattet (regista)

Il film è una continuazione del lavoro intrapreso con i nostri cortometraggi precedenti.  Noi abbiamo un approccio sensoriale, non vogliamo che le parole limitino il progetto.
Quando giriamo e montiamo restiamo sempre fedeli alla sceneggiatura. Tutto viene concepito prima delle riprese, nel momento della scrittura. La nostra è una sceneggiatura molto tecnica che contiene già descrizioni di quel che si vede e si sente e del ritmo delle scene.

Abbiamo lavorato molto sul montaggio: ognuno di noi crea col montatore una sua versione delle scene, e poi scegliamo quella più riuscita.

Bruno Forzani (regista)

L’Étrange Couleur des larmes de ton corps è un film molto sperimentale nella narrazione; l’abbiamo costruito attraverso varie visioni. Dietro il film c’è tutto un lavoro sull’inconscio: noi cerchiamo di dargli voce. La prima stesura del soggetto di solito è piuttosto tradizionale, poi la lavoriamo per cercarvi chiavi d’accesso al nostro inconscio. Abbiamo iniziato a scrivere la storia nel 2002 e abbiamo rielaborato la sceneggiatura per anni prima di arrivare al risultato attuale. Il nostro approccio al soggetto è stato visivo e sonoro: abbiamo cominciato da una narrazione classica e poi l’abbiamo destrutturata, è il nostro metodo di lavoro. Per scrivere inoltre andiamo nei luoghi del film e pensiamo al montaggio e ai tagli, così a riprese ultimate abbiamo già perfettamente in chiaro come costruire la pellicola.
Nella società contemporanea si tende a volere film consumabili subito; invece la nostra idea è che riguardando L’Étrange Couleur des larmes de ton corps si scoprano sempre cose nuove. Un po’ come mi capita vedendo Holy Motors di Leos Carax o le opere di David Lynch: all’inizio non capisco tutto, ma a ogni nuova visione mi sembra di crescere con la pellicola e di intuire sempre nuove cose. Vorremmo che rivedendo il nostro film questo decanti come un vino, che si apra a poco a poco.

Sara Groisman
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