News from the Locarno Festival
 

Passerella pardata

Passerella pardata

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Basta accoccolarsi su una delle metalliche transenne del Fevi, chissà perché così ambite nonostante la logica dica che dopo un film ci si voglia sgranchire, oppure abbozzare due o tre stiracchiamenti di schiena per riuscire a carpire qualche immagine post-proiezione e iper-realista, come se la kermesse locarnese fosse uno scorcio del dove, quando, come sfilano e si affastellano le mode. Dettagli di corpi che dicono chi siamo.

Pettinature alla El Sharawi, spazzole oblique che lucidano le inquadrature trendy di un Blocher viandante nel mare di nebbia, e poi strigliano gli uffici federali della cultura, che sostengono pellicole infastidenti come quelle che spuntano alla base delle unghie e vengono levate con l'apposita pinzetta o con un sapiente morso degli incisivi.
Frangette francesi che piluccano acini fuori stagione, fette biscottate ipocaloriche, coni gelato, evitano i film da centosessanta minuti, poi ne guarderebbero tre da novanta l'uno.

Baffi vintage, cappelli panamensi, vesti di cotone e scarpe in tinta, marcano presenza fuori dai capannoni che ogni anno per miracolo si trasformano in sale cinematografiche, ma manca il palazzo del cinema, dicono sbriciolando nella cavità orale un cracker senza sale.

Canottiere che esaltano spigoli e clavicole, evitano contatti e sciorinano sorrisi debordanti, magliette kaki che nascondono il debordare di pance e seni maschili non propriamente tamponati dal consumo reiterato e colpevole di bevande giallastre servite in bicchieri che finiscono a terra e crocchiano sotto le scarpe degli inconsapevoli inseguitori.

Capelli corti rossi e lobi privi di orecchini di perle, si scaldano quando parlano di masturbazione femminile finalmente mostrata sul grande schermo, sono altre le scabrosità, altre le cose che fanno incazzare. Una madre gialla filmata prima di morire.

 

Tommaso Soldini
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