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Quotes of the day 7 | 8 | 2014

Quotes of the day 7 | 8 | 2014

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La princesa de Francia

Matías Piñeiro, regista

“Seguo la scena teatrale di Buenos Aires, che è molto vivace. Ciò mi ha fatto pensare più profondamente al cinema: è dalla frizione tra questi due linguaggi che sono nati i miei film shakespeariani.”

“Sono cresciuto nel cinema del realismo sociale sudamericano: ero troppo abituato a vederlo e non m’interessava. Quando mi sono domandato cosa volevo fare, mi sono avvicinato a un cinema “artificiale”, come può esserlo quello di Hawks o di certi registi della modernità. Lì ho iniziato a trovare la mia strada.”

“M’interessa il ritmo: i miei film hanno una certa musicalità. È necessario per un cinema che utilizza la parola senza alcun timore.”

“Il film è un’orchestra molto rapida di voci. Certo, è un’opera che prevede uno spettatore attivo, che abbia voglia di reagire a una cascata di stimoli.”

“Il direttore della fotografia mi ha fatto scoprire Bouguereau: mi ha subito interessato questo pittore famosissimo all'epoca, quasi misconosciuto oggi. È stato un dipinto in particolare a rapirmi: quattro donne attorno a un satiro. Dalla composizione circolare delle figure nel dipinto nasce l'idea della struttura circolare del film.”

Agustina Muñoz, attrice

I film di Matías sono una macchina che deve funzionare su molti livelli: la coreografia, i corpi, le voci, il coro. È molto stimolante per un'attrice, una sorta di balletto.”

 

Mula sa kung ano ang noon

Lav Diaz, regista

“Realizzo film non convenzionali: non mi preoccupo della durata. Una scena può durare pochi minuti o un'ora. Il tempo è implicito alla messa in scena.”

“È un film politico su uno dei periodi più bui della storia delle Filippine, quello della Legge Marziale, durante la quale molte persone sono state torturate e uccise. Il periodo rappresenta una ferita psicologica. Per raccontarlo mi sono basato sui miei ricordi di bambino e i personaggi nascono da incontri reali.”

“Nelle Filippine siamo vittime di quattro catastrofi: la colonizzazione, l'occupazione americana, l'occupazione giapponese e il periodo della Legge Marziale. Il mio cinema cerca di rivendicare il passato e riconnettersi alle nostre origini.”

“Abbiamo registrato il suono della natura nel modo più naturale possibile, affinché rappresentasse un'altra voce rispetto ai rumori dell'esercito in arrivo.”

“La storia delle due sorelle vuole essere una metafora della lotta nelle Filippine: il loro suicidio è condannato dal cattolicesimo, ma non dalla nostra cultura. Mi sembrava un modo per penetrare nelle molteplici fratture culturali che segnano la mia terra.”

Daniela Persico
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