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Horror o mai più

Horror o mai più

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© Alessio Pizzicannella

Vermi sottocutanei che fuoriescono dalla pupilla, mattanze notturne e riti voodoo, finestre sul cortile, bambini che giocano al buio con gli arti mutilati della loro amichetta che ha appena festeggiato il compleanno… Che cos’è? Sembrano David Cronenberg, Jacques Tourneur, Alfred Hitchcock, Mario Bava… Invece è Dario Argento. E questi sono solo alcuni dei suoi terrificanti Incubi

Ma partiamo dall’inizio. L’inizio si chiama Enzo Tortora, che nel 1987 chiamò Argento a partecipare al programma Tv per la Rai Giallo e a realizzare una serie di film brevi. Per Argento fu un ritorno in televisione dopo la serie La porta sul buio da lui stesso prodotta e presentata nel 1973, e fu un ritorno mozzafiato. I corti alla fine furono nove (di circa tre minuti l’uno) e, a rivederli oggi, colpiscono anzitutto per la concezione complessiva dell’intervento filmico-televisivo.

Se da un lato, per intensità e concentrazione, l’idea è quella di scheggiare il flusso Tv, di inocularvi un virus in grado di scalfire la rigidità del palinsesto, dall’altro l’uso atipico della voce narrante (di Argento stesso), così calda e suggestiva, rimanda a una distensione del racconto altrettanto sovversiva e non facilmente assorbibile nei tempi televisivi. Questi lampi horror hanno in effetti una durata quasi punk, sono brevi frasi strozzate in gola, raschianti colpi di tosse, che quando si rendono conto di aver creato l’atmosfera giusta, letteralmente, e senza rimorso alcuno, si interrompono.

Ma al tempo stesso la nenia dolcemente spaventosa del regista-presentatore, che introduce il film (con a fianco, bisogna ricordarlo, una estatica e inquietante Coralina Cataldi Tassoni), ma che poi ne entra a pieno titolo a far parte, sposta l’attenzione su un differente livello temporale e spaziale della paura. Come se fosse intorno al fuoco di notte in un bosco a raccontare favole horror a un gruppo di bambini, Argento appare all’interno del corto per scene di raccordo, anzi concependo se stesso come raccordo interno al montaggio.

A questo si aggiunge il discorso tutt’altro che trascurabile sul sogno, concepito come una risalita fulminea fino all’immagine originaria che l’ha generato. E qui bisogna tenersi forte, chi pensava di continuare a dormire si sveglia di soprassalto: altissimo tasso di violenza e di erotismo, sbudellamenti e mostruose apparizioni, perversioni e spietatezza all’altezza dell’horror più truculento e sperimentale. Il tutto, infine, commentato da una new soundtrack a dir poco geniale e nervosissima, con cui Argento unisce capolavori dai suoi film come The Maggots di Simon Boswell (new leit-motiv della serie, preso da Phenomena), Piume di cristallo di Morricone (da L’uccello dalle piume di cristallo), Opera di Simonetti (dal film omonimo), a un pastiche pop-punk-heavy che va dai Sex Pistols a Michael Jackson.

In definitiva, benché già allora forieri di grandi attenzioni e polemiche, oggi possiamo dire che questi sconvolgenti mini-clip restano, per forza visiva e teorica, uno dei punti più alti della cinematografia del Maestro.

Lorenzo Esposito
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