News from the Locarno Festival
 

Agnès Varda – Pardo d’onore Swisscom

Agnès Varda – Pardo d’onore Swisscom

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© Xavier Lambours

Q. Nella sua carriera ha attraversato diverse forme di cinema, dalla finzione al documentario, dal film in prima persona alle installazioni. Cosa la ha spinta a continuare nella sua ricerca?
Sono una persona molto curiosa. Curiosa di conoscere persone, situazioni nuove, paesi diversi. Ho capito presto che bisogna dotarsi degli strumenti necessari a realizzare le proprie pellicole e immaginare di volta in volta la forma più adeguata a esse, senza timore. Ora mi trovo a dover riversare i miei primi film in DCP per farli vedere nelle sale; mi interrogo su questi cambiamenti ma penso sia importante poter conservare le visioni collettive. Sono molto contenta, infatti, dell’invito di Carlo Chatrian in Piazza Grande.

Q. La emoziona mostrare un film così personale come Les Plages d’Agnès in Piazza Grande?
Certo! Ho capito che per raccontare me stessa volevo parlare degli altri: le persone che ho avuto la fortuna d’incontrare e che sono state fondamentali per la mia vita. Il mio sogno è che il film segua un racconto fluido, come una traversata in barca, che unisca ricordi e momenti diversi da condividere con gli altri. Spero comunque di non arrivare a Locarno come un “dinosauro” dei tempi passati, ma di poter dialogare liberamente con il presente.

Q. Con Les Glaneurs et la glaneuse ha affrontato un tema spinoso per la società dei consumi, ponendo al centro la sua figura di cineasta al tempo del passaggio al digitale.
Sono capitata nel momento giusto. Ciò che mi interessava non era solo descrivere queste persone che vivono degli avanzi del mondo, ma anche lasciar loro il tempo di potersi esprimere. Il mio soggetto esigeva una nuova tecnologia: per poterle mettere a proprio agio dovevo creare un rapporto uno a uno, e solo in un secondo momento far intervenire il fonico. Bisogna andare incontro agli altri in punta di piedi, ancora di più se vivono ai margini della società.

Q. Nel suo cinema ci sono due personaggi femminili indimenticabili: da una parte Cléo di Cléo de 5 à 7 e dall’altra Mona di Sans toit ni loi. Cosa rappresentano per lei oggi?
Sono due donne che vanno incontro alla morte, in maniera profondamente diversa. Cléo, anche se malata, affronta con serenità la sua sorte; al contrario Mona è più cupa e la sua fine segna in maniera più definitiva il film. Sono sicuramente due personaggi che precorrono i loro tempi.

Q. Si è mai sentita parte di un movimento?
Mai, non ho voluto. Dal punto di vista artistico tutti parlano della Nouvelle Vague, ma non era un vero e proprio gruppo. Invece dal punto di vista politico mi sono sempre rifiutata di aderire a un partito. E persino nel movimento delle donne, a cui ho partecipato attivamente, non ho mai voluto essere la portavoce ma sempre stare in mezzo alla gente durante le manifestazioni.

Q. Cosa consiglia ai giovani registi che iniziano ora il proprio percorso?
È fondamentale essere curiosi e resistere, continuare ad avere la curiosità mentale necessaria a portare avanti la propria ricerca personale nonostante le difficoltà. Per questo, oggi, le mie battaglie sono rivolte a proteggere la libertà d’espressione al cinema, contro il predominio della televisione, e la libertà dei diritti delle donne.

Daniela Persico
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