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Tragedia greca

Tragedia greca

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C’è un incendio all’inizio di A Blast: la miccia è accesa, l’esplosione è imminente, ma non durerà come in Zabriskie Point giusto il tempo di una scena finale ad effetto, bensì pervaderà, in una reazione a catena, l’intero film a ogni suo livello: da quello privato, familiare e affettivo della protagonista Maria a quello politico, economico e sociale dell’intera Grecia di oggi. In una società e in una vita esplose valgono altre regole, a partire da quelle delle relazioni interpersonali, come evidente fin dal primo di tanti pirotecnici dialoghi tra l’irrefrenabile Maria e la sorella Gogo: isterico, fisico, sovreccitato.

L’opera seconda di Syllas Tzoumerkas coerentemente si adegua e assume a sua volta una struttura in cui le schegge di una narrazione stravolta si ricombinano in un andirivieni tra momenti presenti e passati, tra slanci e smarrimenti, difese e aggressioni. Anche la camera non può che inseguire nervosa gli scatti e gesti di Maria, graziata da una straordinaria energia che però non sa più come gestire, e finisce per puntare contro il mondo intero, a partire dalle persone con cui condivide uno spazio domestico in cui la tv rilancia i disperati appelli politici alla nazione, e gli slogan dei fascisti del partito di estrema destra Alba Dorata. Senza ambire a spiegare nulla o a incolpare alcuno, Tzoumerkas realizza con il contributo di una straordinaria Angeliki Papoulia, già vista in Kynodontas e Alpeis di Lanthimos, non un film sulla crisi, ma un film in crisi, coraggiosamente condotto al punto di rottura, dove i nervi sono tesi, la temperatura elevata, la pressione al massimo. Non resta che fuggire, decisione che Maria prende e annuncia, finalmente serena, in un monologo che resterà tra le scene indimenticabili di questa edizione del Festival.

 

Syllas Tzoumerkas
“[...] Set during Greek’s economy collapse, A Blast tells the story of a generation’s disillusionment. Unwilling to reconcile with a life of unreturned care, lost dignity and broken-down desire to live, Maria attacks herself, her past, the people she loves, her country and the perception of her sex in a battle to find truth.”

Sergio Fant
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