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Premio per la miglior interpretazione femminile

Premio per la miglior interpretazione femminile

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Assegnato all’attrice:

Ariane Labed per Fidelio, l’odyssée d’Alice di Lucie Borleteau, Francia

Quattro anni fa il film Attenberg e la sua Marina la scaraventarono prepotentemente nell'immaginario di registi, spettatori e critici. Un personaggio sfrontato e a suo modo estremo, in un'opera originale, ci diede un'immediata dimostrazione del talento di Ariane Labed, allora premiata a Venezia con la Coppa Volpi. Tutti capirono subito che non sarebbe stata etichettabile, destino, invece, di molte sue colleghe: forse per le origini di questa trentenne, greca di nascita e con genitori francesi, perfettamente bilingue ma capace anche di recitare in tedesco e in inglese. Come le accade in Love Island, che abbiamo visto in Piazza Grande, commedia sull'identità sessuale, e non solo, in cui è mattatrice e doppiamente femme fatale. Un'interprete modernamente europea, quindi, e capace di incarnare registri anche opposti fra loro, con una naturalezza irresisitibile. Proprio come la marinaia di Fidelio, l'odyssée d'Alice di Lucie Borleteau, in cui è una sorta di sirena errante intrappolata nei desideri e le paure di una donna combattuta, sempre sull'orlo di un naufragio emotivo e sensuale. La sua fragile forza rimarrà in chi l'ha vista molto a lungo.

«In questo film ho voluto creare un movimento fluido, qualcosa di vivo, per dimostrare che tipo di sensualtà puó nascere nel chiuso di una nave. Amo le sfide, le cose nuove e questo film lo era. Come quando cominciai a recitare: successe per caso, io volevo fare la ballerina. Ma non mi tirai indietro»

Boris Sollazzo
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