News from the Locarno Festival
 

Sam prima di…Peckinpah

Jason Robards and Stella Stevens in “The Ballad of Cable Houge”.

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Con l’affascinante proiezione in Piazza Grande di Pat Garrett & Billy the Kid lo scorso 2 agosto è partita qui al Festival del film Locarno 2015 la retrospettiva dedicata al leggendario Sam Peckinpah, uno dei registi più iconoclasti e sovversivi della storia del cinema americano.

Se il capolavoro con Kris Kristofferson, James Coburn e Bob Dylan rappresenta un’opera che testimonia già in tutta la sua pienezza estetica e contenutistica l’avvenuta rivoluzione che il regista apportò al genere western e non solo, i primi giorni della retrospettiva racconteranno invece gli inizi di carriera di Peckinpah, il suo entrare nel sistema produttivo dello showbusiness statunitense cercando al tempo stesso di imporre la propria idea estetica dentro meccanismi che imponevano spesso standard pienamente codificati. 

La prima opera che potremo ammirare il 5 agosto è un film di rottura come Invasion of the Body Snatchers di Don Siegel, a cui Peckinpah lavorò come dialoghista e attore in un paio di scene. L’affinità artistica con Siegel, altro grande autore di rottura anche se per strade differenti, si manifesta attraverso il nichilismo che ne accomunò le grandi opere, come appunto questo film esplicita. 

Dei primi lavori di Peckinpah potremo vedere sei episodi della serie TV The Rifeman, girati tra il 1958 e il 1959. Si tratta del primo confronto tra il regista e il western, il genere “classico” per eccellenza che egli fece straordinariamente deflagrare nel 1969 con The Wild Bunch. In questo tentativo iniziale di approccio alla materia si può comunque notare in filigrana, tra le piccole pieghe di libertà concessa da un prodotto televisivo quindi ancor più standardizzato, la volontà di ricerca di un linguaggio personale, il quale soprattutto all’inizio si concentrò sul taglio delle inquadrature e sul ritmo del montaggio. 

Della prima parte della carriera cinematografica di Sam Peckinpah vedremo il 5 agosto il suo esordio The Deadly Companions (1961) con Maureen O’Hara e Brian Keith e Ride the High Country (1962) con Randolph Scott e Joel McCrea, mentre il giorno successivo Major Dundee (1965) con Cherlton Heston, Richard Harris e quel James Coburn che diverrà uno dei suoi attori-feticcio. Un trittico che si può tranquillamente inserire in un discorso estetico ancora classico, ma che al tempo stesso ne reinterpreta le direttive cercando soluzioni non scontate.

Un cinema di genere che anticipa dietro la confezione più “pulita” anticipa l’irruenza con cui Peckinpah ribalterà il western.

Sempre il 6 agosto verrà proiettato anche il malinconico The Ballad of Cable Hogue, commedia che è a tutti gli effetti uno dei suoi capolavori più personali: un magnifico controcanto nella filmografia del regista proprio perché arrivò subito dopo il terremoto estetico e concettuale rappresentato da The Wild Bunch.

Interpretato da un artista dell’istrionismo quale era Jason Robards Jr., il film rappresenta un’elegia sarcastica e dolente sull’America e i suoi pionieri, e insieme una critica spietata all’individualismo che fin dai suoi arbori ha cementato (minandole al contempo le basi) la cultura americana.

Adriano Ercolani
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