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Le Grand Jeu – Effetto notte

“La Grand Jeu” – Nicolas Pariser

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Il primo grande pregio di Le Grand Jeu sta nel tuffarci in un tipo di film che da anni il cinema francese più non frequentava. Nicolas Pariser guarda alla tradizione del cinema di genere degli anni Settanta, dove le atmosfere notturne si mescolavano allo studio dei personaggi per restituire il sentimento di un’epoca che forse prendeva le distanze da una stagione troppo calda, o più semplicemente traduceva in termini narrativi quella distanza che si era creata tra la maggioranza della popolazione e la piccola parte che ancora aveva un ruolo attivo nella vita politica.

Senza voler portare avanti il paragone, Le Grand Jeu ha le forme di un film che viene dal passato e un’attualità fornita dalle interpretazioni di un cast vario e convincente. Al suo centro sta un soggetto che è al contempo spettatore e attore di un gioco che lo oltrepassa. Melvil Poupaud è davvero abile nel restituire l’ambivalenza di un uomo che un po’ cavalca l’onda, un po’ se ne fa travolgere. L’esitazione è il tratto costitutivo attorno a cui l’attore costruisce il suo personaggio, che funziona tanto nell’incontro con il mistero della parola sospesa di André Dussollier, quanto nel confronto con quella sicura e diretta di Clémence Poésy.

Per non creare malintesi, va anche detto che non siamo di fronte a un film di parole, ma di atmosfere. Un film abitato da una notte lunga e invalicabile. Oltre a una sicura direzione d’attori, Le Grand Jeu è infatti un’opera che fa ben sperare per il modo in cui Pariser dispone gli elementi del racconto, in una messa in scena che avvolge in modo lento e inesorabile.

Carlo Chatrian
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