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Bella e perduta – La voce del bufalo

Bella e perduta – Pietro Marcello

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“Questa è la mia storia. È l’unica cosa che ho. E me la tengo cara.” A parlare è il bufalo Sarchiapone (e a dargli voce c’è Elio Germano, imbeccato dai testi di Maurizio Braucci). Ci sono diversi modi per affrontare Bella e perduta, un film capace di far passare il suo afflato civile dentro una poesia che a me ricorda il Pasolini di Che cosa sono le nuvole?. Il più semplice è quello di partire dal suo protagonista.

Come i suoi fratelli, Sarchiapone, ora che la terra, ridotta a discarica, non la lavora più nessuno, è destinato a morte certa. La storia del bufalo s’intreccia con quella del suo padrone, un uomo che ha deciso di prendersi cura di una villa, simbolo di un territorio degradato. Custode volontario della Reggia di Carditello, minacciato più volte dalla camorra e morto in circostanze poco chiare, Tommaso Cestrone era il protagonista del film che Pietro Marcello avrebbe voluto fare.

Sarebbe stato un film abitato da quello sguardo limpido che vediamo fiammeggiare nei provini inseriti poco prima dei titoli di coda, un film carico di speranza che da un territorio ridotto a monnezza (siamo nella terra dei fuochi) si sarebbe chiuso con il parco della Reggia ripulito e restituito alla cittadinanza. Invece per portare a termine il racconto Marcello ha fatto ricorso a Pulcinella, la maschera che secondo la tradizione comunica tra i vivi e i morti. La storia del Pulcinella immaginato da Marcello è altrettanto toccante e rivelatrice di un amore verso la terra che travalica ogni realtà.

Chiamato a trovare una casa per Sarchiapone, Pulcinella attraversa un’Italia rurale e s’innamora di questo paese che ancora sa di terra. Finirà per lasciare immortalità e maschera e vivere come un guardiano di bufali insieme a una donna umile e bella.

Carlo Chatrian
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