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Moj brate – Cronaca di un uomo

“Moj brate” – Nazareno Manuel Nicoletti

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Alberto Musacchio ha vissuto a perdifiato, è stato artista di strada, attore, archeologo, scrittore, poeta, viaggiatore. Ovunque il suo corpo agile e il suo sguardo dolce e ironico – da Roma a Mostar al Canada – ha intessuto rapporti profondi e drammatici. Alberto ha scelto di suicidarsi. Alberto è Moj brate – Mio fratello, una detection romantica e analitica che prova a ricostruire il mosaico che accomuna la vita interiore dello scomparso e i vuoti pesantissimi di chi lo ha perduto.

Chi è il narratore della vicenda? Nazareno Manuel Nicoletti, qui all’opera prima, gioca sulla dialettica fra racconto in prima persona – duro attento e senza pregiudizi, come sempre dovrebbe essere il passo di un osservatore – e la fitta trama di punti di vista di chi, in vita, ha incrociato Alberto. Nessuno è in grado di spiegarsi davvero il suo gesto, al punto che lentamente il vero soggetto del film diventa proprio questa domanda senza risposta, l’interrogazione della vita propria attraverso la sparizione altrui.

Il reale è sempre ineffabile e illusorio, si dirama nei materiali che operano a cuore aperto sul corpo stesso del film: repertorio, vecchi vhs con le riprese dei laboratori teatrali per adolescenti che Alberto organizzava in Bosnia poco dopo la fine della guerra civile, spezzoni di film, lettere d’amore, una sinuosa e indagatrice GoPro montata sul capo di Stefano Gabrini, che aveva a sua volta diretto Alberto nel film Il gioco delle ombre (1991). Così è la vita, tanto impetuosa quanto dispersa, disseminata. Come le ceneri di una persona cara sparse in più punti del mondo, a mettere radici qui e altrove. 

Lorenzo Esposito
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