News from the Locarno Festival
 

Al settimo Celio

Al settimo Celio

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Signor Celio, gran parte della sua filmografia (La valle delle ombre, Benvenuti al Sud, Zoran, il mio nipote scemo) parla di territorialità. Una scelta esplicita?

Non credo proprio, no. Sa, molti attori parlano di avere un plan de carrière, ma una cosa del genere non esiste, noi attori non siamo così importanti: c'è il telefonino che squilla e basta. L'altro giorno, per esempio: una produzione dice di essere alla ricerca di un attore alla Danny DeVito – piccolo, incazzato, che gesticola. E uno fa: "Ma per quello c'è il Teco". Ecco, un plan de carrière non esiste ma ognuno forgia il proprio stile.

Gioie e dolori del caratterista?

Il termine caratterista viene spesso usato in maniera negativa, e questo mi dispiace. Ma sa cosa mi ha detto un collega? Che fare il protagonista è facile, perché stai tutto il tempo sul set. Invece un caratterista arriva, sta lì un solo giorno e deve dare il massimo. O la va o la spacca. Ma lo sa chi è il più grande attore di sempre?

Ce ne sono diversi...

Totò: il più grande è lui. Caratterista, guarda caso. Ma molti altri come lui sono stati maltrattati da chi crede che un film per essere bello deve essere pure noioso. Per me il cinema è divertimento – se sto male, vado dallo psichiatra.

Qual è l'ultimo ruolo che l'ha reso felice?

Era in 1992, la serie televisiva prodotta di recente su Sky. Il mio personaggio è leghista, corrotto e omosessuale. E dato che io non sono omosessuale, disprezzo i corrotti e certo non amo i leghisti, mi sono divertito un sacco a farlo. Ma in fondo amo tutti i miei ruoli, anche se ce ne sono alcuni che proprio ti cadono a pennello. Come quando entro in un negozio e vedo una giacca – io ho questo fisico qui, devo sempre fare accorciare, allargare... Poi, però, c'è quella volta in cui è perfetta così com'è. Certi ruoli sono così.

Oltre al Premio Cinema Ticino, Locarno68 la celebrerà con la proiezione di L'amore probabilmente, di Giuseppe Bertolucci.

L'idea è arrivata da mia moglie ed è molto azzeccata perché il film è stato girato in Ticino da una persona che lo amava molto. Bertolucci era molto affezionato al Festival del film Locarno e ha sempre lavorato molto bene, anche se il confronto con Bernardo lo relegava spesso in secondo piano. Lo vedevano come una bestia da cineclub, insomma. Ho avuto un grande piacere a lavorare con lui.

Mattia Bertoldi
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