News from the Locarno Festival
 

La Vanité – Amici per la morte

Un’immagine tratta da “La Vanité” di Lionel Baier

Share:

L’ultima fermata in un motel, tutto in una notte. E tre personaggi serrati in quegli spazi chiusi dove il rapporto tra il dentro e il fuori diventa anche quello più stretto e sottile tra la vita e la morte.

Con La Vanité, Lionel Baier si riappropria dello schermo di Piazza Grande (c’era già stato con Les Grandes Ondes (à l’Ouest) nel 2013) caricando una sfida cinematografica attraverso la convivenza tra un “cosa” e un “come” che sembrano abitare agli antipodi.

Perché se è vero che il peso forte del film si aggrappa fin da subito al tema del suicidio, il tono leggero con cui tutta la vicenda viene imbastita ha il ricamo dolceamaro di una commedia, capace di metter lì una girandola ritmata di equivoci, sorprese e colpi di scena.

Non per cercare di strappare la risata grassa su un tabù, ma per puntellare una riflessione ironica sull’esistenza che coinvolge e scontorna le solitudini dei tre personaggi, chiamati a raccolta dal destino.

Un uomo solo e malato che vuole morire (Patrick Lapp), una donna che ha perduto il marito (Carmen Maura) e un gigolò russo (Ivan Georgiev) trascinato dal caso nelle vesti di testimone. All’interno di un arredo fatto di tendaggi rossi che aprono d’improvviso squarci di vita in flashback e vanità riprodotte nei quadri di Holbein il giovane, l’equilibrio visivo e interpretativo si gioca tutto stretto in quella dimensione da huis-clos che, essendo dentro un motel, non può non richiamare alla memoria angoli di cinema dei vari Hitchcock e Lynch.

Tanto più se la dimensione teatrale di una recitazione a tre incontra una messinscena vivace che mette in frizione l’intero microcosmo, facendo muovere sguardi e prospettive. E così l’appuntamento per metter fine ai vuoti della vita di colpo si affolla, ricercando quei pieni che una ritrovata speranza può dare.

 

Lorenzo Buccella
Liens utiles

Follow us