News from the Locarno Festival
 

The Girl With All The Gifts

Piazza Grande

The Girl With All The Gifts by Colm McCarty

Share:

Le prime immagini di The Girl With All The Gifts ci proiettano in una prigione di massima sicurezza. I reclusi vestono gli abiti arancioni tristemente noti da Guantanamo in poi. Sono legati mani e piedi a sedie mobili. Sono bambini…
Tratto dall’omonimo romanzo di Mike Carey, il film di Colm McCarthy ne conserva l’impianto di base, utilizzandone il genere per leggere una serie di inquietudini che abitano il presente. La forza della pellicola sta infatti nel conservare un prezioso quanto difficile equilibrio tra le esigenze del suo filone di riferimento (lo zombie movie con incursioni nel film di guerra) e la volontà di parlare di altro (la questione di come convivere con il diverso).
Siamo in un universo distopico dove l’umanità è confinata in poche isole resistenti circondate da moltitudini di zombie che si risvegliano non appena sentono l’odore della carne. Un pugno di uomini, unici sopravvissuti all’assalto d’una base militare, si mette alla ricerca di un luogo sicuro. La tensione che nelle prime inquadrature grava tutta sui bambini reclusi tocca ora i membri della brigata, che per sopravvivere devono affidarsi alla piccola Melanie.
A dare spessore a personaggi costruiti su modelli tradizionali ci pensano gli attori che la produzione ha avuto la bravura e la capacità di coinvolgere: Paddy Considine, nei panni del capo spedizione, Glenn Close, nel ruolo di una scienziata che antepone la sperimentazione alla vita umana, e soprattutto il duo composto da Gemma Arterton e dall’esordiente Sennia Nanua, nei panni di Melanie, davvero convincente nel passare dalla dolcezza dei suoi dieci anni a una violenza esplosiva. A loro spetta il compito di declinare una storia di affetto, antidoto alla visione di un mondo dove l’umanità pare soccombere.

Carlo Chatrian
Liens utiles

Follow us