News from the Locarno Festival
 

Premio speciale della giuria: INIMI CICATRIZATE – Radu Jude

Concorso internazionale

Radu Jude

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Non c’è qualcosa di più crudele, ineluttabile, tragicamente epico di una morte che arriva troppo presto e troppo feroce, in un corpo che si consuma sotto gli artigli di un mostro visibile solo nelle ferite che causa. Max Blecher, a 29 anni, scrisse Inimi cicatrizate, a ridosso della propria dipartita, dopo 10 anni di una dolorosissima battaglia che sapeva persa fin dall’inizio. Un racconto impietoso e allo stesso tempo dolce di una lunga agonia che viene fotografata nel 1937, ignorando visivamente e narrativamente tutto ciò che sta per accadere (e accade) in Europa e in Romania, restituendolo solo in questa storia, quella di Emanuel – un alter ego cinematografico di Max – che lo impersona in una metafora inesorabile. La malattia del protagonista è l’epidemia di dolore che sta per attaccare un continente che si finge ignaro nella quotidianità, ma consapevole in ogni sua mossa di ciò che avverrà, della malattia terminale che manderà in cancrena il mondo come allora era conosciuto. Esattamente come quel piccolo mondo di pazienti del sanatorio del Mar Nero che è al centro della narrazione di quest’opera straordinaria, capace di farci innamorare della sofferenza e della morte, perché la vitalità che quegli uomini impongono alla loro mente è un inno all’umanità che va ben oltre la sopravvivenza a un male infame come la tubercolosi ossea. I letti sono trincee, le scene di dolore sono bombe, quella contro la malattia è una grande guerra di posizione. Fatta anche di momenti di trascurabile felicità, per non cedere. Radu Jude ci offre un capolavoro che evita retorica e schemi, che pur corteggia per poi tradire persino nel formato e nei colori, per parlare di tutto. Per parlare di noi. Allora e oggi. 

 

Boris Sollazzo
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