News from the Locarno Festival
 

Intervista a Emmanuelle Devos

Piazza Grande – Moka

Foto di Alessio Pizzicannella

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Moka è il secondo film diretto da Frédéric Mermoud che lei interpreta. Come cambia il rapporto tra attrice e regista quando si torna a lavorare insieme?

Sicuramente tornare a lavorare con Frédéric è stato diverso e bello, soprattutto perché – dopo l’esperienza del film precedente, Complices (in Concorso a Locarno nel 2009) – abbiamo ideato questo progetto insieme. Ho letto svariate volte la sceneggiatura, avendo l'occasione di costruire il mio personaggio insieme al regista. È un progetto che abbiamo realmente costruito insieme.

 

In molte scene Diane è da sola in scena, rapita tra il ricordo del figlio e il piano che ha in testa...

Amo essere da sola in scena, in questi momenti ho una comunicazione diretta con chi sta dietro alla macchina da presa. E mi piace avere un forte feedback: quando recito, mi espongo. Sono in uno stato di fragilità, come una bambina, e mi piace avere l'attenzione di tutti. Poi però inizio a desiderare che entrino altri in scena, e questa volta attendevo una grande attrice come Nathalie Baye.

 

Lei e Nathalie Baye interpretate due ruoli opposti, sia nel rapporto che avete con voi stesse che con il vostro ruolo di madri.

Abbiamo parlato a lungo con Nathalie, ma abbiamo affrontato poco la maternità. Ci siamo concentrate particolarmente sui cambiamenti nei rapporti con i partner e con il proprio aspetto fisico. Nathalie ha saputo costruire un personaggio unico, così esuberante e bizzarro, con i capelli ossigenati e un trucco improbabile!

 

Il film racconta di un percorso nel lutto per la perdita di un figlio, sottolineato anche dai cambiamenti di trucco e costumi: Diane da puro spirito ridiventa progressivamente “corpo”. Come ha lavorato a questo processo?

Era l'idea al cuore del film, riuscire a rendere evidente questa trasformazione. Diane era stata ricoverata per il dolore della perdita del figlio, e questo ragazzo è presente solo in una dimensione di sogno; il film inizia con un tempo dell'azione, in cui la donna deve rimettersi in gioco e abbandonare il fantasma del figlio. Solo così riuscirà a renderlo parte della sua memoria.

 

Ultimamente ha interpretato il ruolo di madre anche in Fai bei sogni di Marco Bellocchio. Sulla sua bellezza spesso i registi proiettano un'idea potente e regale di spirito materno, come si confronta con ciò?

In realtà per un lungo periodo nessuno mi proponeva di fare la madre, anche se io ho due figlie e mi piace molto il mio ruolo di mamma nella famiglia. Solo ultimamente mi sono arrivate diverse proposte in questo senso e trovo che portare al cinema lo spirito materno è complesso e serve avere un'estrema maturità per poterlo fare.

 

Daniela Persico
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