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Mister Universo

Concorso internazionale

Mister Universo

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Sono trascorsi oltre dieci anni da quando Tizza Covi e Rainer Frimmel hanno cominciato a esplorare l’universo del circo e attraverso questo a farsi cantori di un’Italia fatta di strade provinciali e di persone che sanno di terra. Di film in film il loro sguardo si è precisato e il loro modo di raccontare arricchito.

Mister Universo rappresenta un passo avanti in quel percorso di contaminazione tra finzione e documentario. Ancora una volta la coppia dimostra una sensibilità unica nel cogliere i piccoli dettagli di questa vita itinerante e farne dei fantastici strumenti narrativi. Qui l’elemento scatenante è un pezzo di ferro, amuleto caro al giovane Tairo, domatore di bestie feroci, ma da lui perduto. Siamo dunque dalle parti di quella che si potrebbe chiamare superstizione e che il racconto mostra essere invece un attaccamento alla memoria che gli oggetti si portano appresso.

La ricerca del portafortuna conduce Tairo e la sua amica Wendy a due viaggi paralleli che, come nella tradizione di Griffith, hanno lo scopo di avvicinare emotivamente i due personaggi, svelandone il rapporto d’affetto. A metà strada tra romanzo di formazione e viaggio nel tempo, Mister Universo è ritmato da incontri carichi di quell’umanità che è cara ai registi: dalla scimmia che ha lavorato in Phenomena fino a lui, il Signor Universo. È un mondo che sembra emergere dalle nebbie dei ricordi e che porta Tairo a contatto con la sua infanzia. Questo è infatti il punto a cui tendono i film di Covi&Frimmel, quello stato d’innocenza perduta che il mondo del circo continua a incarnare.  Ha la forza delle cose semplici Mister Universo – cose che poi tanto semplici non sono mai. Come un ferro piegato dall’uomo più forte del mondo. 

Carlo Chatrian
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