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Marija

Concorso internazionale

Marija

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L’esordio al lungometraggio di Michael Koch conferma che il cinema è una questione di sguardo. Marija è molto più che il ritratto di una donna forte, emigrata in Germania dall’Ucraina e capace di giocare alla pari su un terreno di solito riservato agli uomini. Il film si offre come un dialogo serrato tra la macchina da presa e il corpo della protagonista, interpretata da una straordinaria Margarita Breitkreiz, al suo primo ruolo da protagonista per il cinema. La messa in scena gioca spesso su una prossimità che ha un evidente valore simbolico: Koch non sovrappone il suo sguardo a quello di Marija, piuttosto ne segue da vicino i movimenti, quasi stupito a ogni svolta dell’azione dalla forza presente nella donna.

Diviso narrativamente in due parti, caratterizzate dai compagni in affari e sentimenti della protagonista, Marija tratteggia una parabola che sembra segnare una svolta nell’abituale rappresentazione della donna emigrata: da vittima predestinata essa qui diventa proprietaria del proprio destino. La città descritta da Koch è una comunità senza nazione, dove i tedeschi hanno bisogno di interpreti – una sorta di giungla dove la conoscenza di più lingue così come il rapporto con il proprio corpo si rivelano uno strumento di potere.

Un film come questo non sarebbe pensabile senza gli occhi azzurri, febbrili e sbarrati, di Margarita Breitkreiz. Il suo corpo asciutto, come mosso da un furore interno, crea un perfetto dualismo con la pacatezza di Georg Friedrich, attore sorprendente che si conferma a suo agio in ruoli diversissimi. Le prove degli interpreti sono esaltate da una regia che dà prova di una grande precisione, tanto nelle scelte di campo quanto negli stacchi di montaggio. Per essere un esordiente, Koch sa bene dove vuole andare.

 

Carlo Chatrian
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