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Hema Hema: Sing Me A Song While I Wait

Open Doors

Hema Hema: Sing Me A Song While I Wait

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Ci sono film che vengono da paesi lontani e culture diverse che, raccontando di rituali e cerimonie misteriosi, stabiliscono una comunicazione profonda con lo spettatore di qualsivoglia latitudine, perché ci ricordano come tutti gli essere umani condividono la stessa natura, tra aspirazioni, tentazione, errori, desiderio di redenzione e speranza. Hema Hema: Sing Me a Song while I Wait del regista/lama bhutanese Khyentse Norbu è uno splendido esempio della capacità del racconto cinematografico di ammaliare e commuovere, valicando coordinate culturali e geografiche estremamente specifiche. In Hema Hema, presentato in prima mondiale agli Open Doors Screenings, Norbu ci illustra come ogni dodici anni, al ricorrere di quello che nello zodiaco cinese è l'anno della scimmia, uomini e donne d'ogni estrazione si riuniscano nel profondo di una foresta bhutanese, per assistere ai rituali officiati da un carismatico maestro buddhista. Durante il ritiro spirituale, la stretta consegna è di celare la propria identità dietro una maschera e di non parlare, proprio per astrarsi da differenze di genere, censo e casta. Ma il protagonista, che partecipa per la prima volta, si rende conto che l'istinto talvolta prevale e dovrà confrontarsi col peso e le conseguenze delle proprie azioni. Avvalendosi della collaborazione del produttore premio Oscar Jeremy Thomas (L'Ultimo Imperatore), dell'icona del cinema di Wong Kar-wai, Tony Leung Chiu Wai, della diva cinese Zhou Xun e del maestro del sonoro taiwanese Tu Duu-Chih (collaboratore abituale di Hou Hsiao-hsien e Tsai Ming-liang), Norbu firma un'opera visivamente incantevole che conduce lo spettatore a riflessioni inattese sulla fragilità e le contraddizioni della nostra esistenza.

Paolo Bertolin
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