News from the Locarno Festival
 

Robin Williams, due anni dopo

Robin Williams in “One Hour Photo”

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Eravamo a Locarno. E con il buio arrivò la notizia: lo speaker di Good Morning, Vietnam, il maestro di Dead Poets Society (L'attimo fuggente), il medico di Awakenings (Risvegli), l'uomo spezzato di One Hour Photo, era morto. Proprio quest'ultimo film, venuto qui a Locarno in anteprima nel 2002, è ritornato per celebrarlo il giorno della sua scomparsa.

Come tutti i grandi, non aveva paura dei generi cinematografici più commerciali né di mascherarsi: era grande anche dentro l'improbabile costume di Peter Pan o con il trucco che lo faceva divenire Mrs. Doubtfire o facendo Braccio di Ferro, per Robert Altman. Perché quella delicatezza nell'essere mattatore i grandi l'amavano tutti e magari gli affidavano i figli più dotati e fragili, quelli che sarebbero usciti alla distanza, che avrebbero colpito i cuori più sensibili. Pensiamo al bellissimo Jack con Francis Ford Coppola o a The Adventures of Baron Munchausen (Le avventure del Barone di Münchausen) di Terry Gilliam.

Generoso e altruista (aiutò persino Superman, Christopher Reeve, versando milioni di dollari alla sua fondazione), era un divo gentile. Entrava dove altri avevano paura – lo sappiamo, state pensando a Jumanji –, sapeva raccontare quello che altri neanche capivano per restituirlo al pubblico che lo amava, anzi lo ama ancora, perdutamente.

Il pensiero che non verrà a Locarno per farsi consegnare un Pardo d'onore o che non ci sarà un suo nuovo film in Piazza Grande con lui a ridere rumorosamente nelle prime file, fa male.
Ma basta, così, che anche due anni dopo quel suicidio che ha spento il sorriso del mondo, viene ancora da piangere a pensare cosa abbiamo perso.
E allora, Mork, ti salutiamo con anulare e mignolo ben separati da indice e medio della nostra mano: Na-no, na-no, tanto lo sappiamo che sei solo tornato sul tuo pianeta. E ci guardi da lassù bevendo un buon drink con il dito, come sempre.

 

Boris Sollazzo
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