News from the Locarno Festival
 

Atomic Blonde

Piazza Grande

Atomic Blonde

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Il cinema oggi è dominato dai fumetti. Una volta sarebbe stato meraviglioso, oggi incomincia a essere anche un po’ noioso, a meno che non si esuli dai supereroi. Presto vedremo sul grande schermo la morte di Stalin in chiave molto acida, tratto dal divertente romanzo a fumetti di Fabien Nury. E in Piazza Grande arriva Charlize Theron, innamoratasi della graphic novel di Anthony Johnston The Coldest City. Veicolo perfetto per trasformare l’attrice premio Oscar in una tosta eroina action, Atomic Blonde è firmato da David Leitch, stunt coordinator passato dietro la macchina da presa con il magnifico John Wick e non a caso già al lavoro sul sequel di Deadpool. Leitch riesce infatti a restituire al grande schermo quello che sempre più manca ai CineComics, quella necessaria libertà che è alla base dell’arte del fumetto. Lorraine Broughton è sexy, cattiva, anarchica, il sangue delle sue ferite è più vero di quello di un qualunque vendicatore, com’è vera la finta Berlino del 1989 in cui si aggirano questi spettri della guerra fredda. Intrattenimento spettacolare, con un piano sequenza di dieci minuti in cui Charlize massacra a mani nude chiunque gli si pari di fronte, Atomic Blonde è una nostalgica memoria di un’epoca che sembra lontanissima, ma in cui tutto era più chiaro. Comunismo, capitalismo, divisi da muri, ideologici e reali. Oggi al massimo si abbattono firewall per far eleggere presidenti. Molto meglio sentire ossa che si spezzano e guardare corpi che si avvinghiano in amplessi bollenti, annaffiati da fiumi di vodka e conditi da droghe di ogni tipo che confondono il doppio e il triplo gioco necessario a ogni spy story. Da anni si dice che James Bond potrebbe trasformarsi in una donna e che la Theron fosse interessata. Ma gli uomini parlano, le donne agiscono. Benvenuta Lorraine. E a presto.

Alessandro De Simone
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