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Dolce vita, amara Beirut

Panoptic – Signs of Life

Dolce vita, amara Beirut

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Rana Eid è una sound designer. Film dopo film le sue visioni e supervisioni sonore hanno segnato il lavoro dei maestri (dal Malas di Soullam ila Dimashk – Ladder to Damascus al Salhab di Al-wadi – The Valley) e quello delle migliori nuove generazioni mediorientali (Al-Rakib Al-Khaled – The Immortal Sergeant di Ziad Kalthoum, qui a Locarno nel 2014, oppure Tramontane di Vatche Boulghourjian). Non stupisce dunque che nel suo esordio alla regia tale sensibilità riveli – fin dal titolo: Panoptic – un’ulteriore ramificazione. Ciò che sorprende invece è la portata della sua evoluzione in senso politico e architettonico. In Panoptic Beirut viene filmata come un caleidoscopio dove alle fughe sotterranee corrispondono altrettante controfughe in superficie, una doppia visionaria prospettiva che penetra uno a uno gli edifici del potere simbolo del susseguirsi di occupazioni e di prigioni e dell’attuale stato di endemica divisione interna. E poi manifestazioni a sostegno dell’esercito nazionale, maratone, serate in discoteca, la recente crisi dei rifiuti che ha investito tutta Beirut, inabissamenti marini che scoprono nei fondali resti delle guerre passate, una kafkiana dolcissima lettera al padre che ci accompagna per tutto il film. Unico misteriosissimo poema con cui Rana Eid documenta, reinventandole, verità impronunciabili e memorie che bruciano.

Lorenzo Esposito
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