News from the Locarno Festival
 

Dritti alla Mekas

Hallelujah the Hills – Histoire(s) du cinéma: Locarno70

Dritti alla Mekas

Share:

Locarno ha 70 anni, ma sembra poco più che maggiorenne: forse perché ha sempre sperimentato, cercato nuovi linguaggi, spesso destrutturandoli, premiando non chi accarezzasse le convenzioni, ma chi volesse romperle, capovolgerle e infine riscriverle. E così è rimasto giovane, come Hallelujah the Hills, opera che spiazza per la sua modernità anche ora che ha 54 anni suonati. Adolfas Mekas offrì allora – e Locarno70 ora – un’opera folle e inventiva, capace di deflagrare in ogni scena in cortocircuiti visivi, gestuali, in movimenti di macchina e jump-cut violenti e surreali, portandoci su un binario che sembra far viaggiare insieme Buster Keaton e la psichedelia, in un buddy movie nevoso che è bandiera del New American Cinema nella sua sperimentazione più gioiosa, accecante, libera. Tanto da anticipare la grammatica emotiva e cinematografica di Von Trier e soci (Idioterne – The Idiots, 34 anni dopo, sembra dovergli parecchio, e forse non è un caso che l’improbabile titolo italiano del film di Mekas fosse I magnifici idioti – Viva le colline) oltre che alcune visioni alla Kaurismäki. Ma è straordinario l’uso del bianco e nero come rivoluzione di luce e colore, la sinfonia di corpi, suoni e tagli di montaggio, l’uso dei personaggi come strumenti ed elementi della scenografia, la regia come elemento creativo totale. Un capolavoro, nel senso che ha cambiato il modo di lavorare nel cinema.

Boris Sollazzo
Liens utiles

Follow us