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La verità di Anaïs

Piazza Grande - La Fille au bracelet

La verità di Anaïs

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La verità di Anaïs

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© Matthieu Ponchel pour Petit Film, FraKas productions, France 3 cinéma
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Anaïs Demoustier, nel film di suo fratello Stéphane, La Fille au bracelet, il suo personaggio è una procuratrice incaricata di sostenere l’accusa nei confronti della protagonista, di cui è più grande di pochi anni.

Avevo molti dubbi proprio per la sua giovane età, ma mi sono informata e mi hanno spiegato come sia possibile che una procuratrice abbia 31 anni, come me. È interessante che sia la più spietata verso la protagonista: lo è per la sua funzione, che richiede di provare la colpevolezza dell’accusata, ma anche per un bisogno di compensare la sua giovane età. Così solleva dubbi sulla moralità della ragazza per il fatto di aver praticato una fellatio senza essere innamorata. Trovo divertente che il mio primo personaggio detestabile mi sia stato proposto proprio da mio fratello…

Come si è preparata per questo personaggio?

Avevo già interpretato un avvocato, quindi quel lavoro di ricerca mi ha fatto comodo. In qualche modo recitano anche loro, indossano una maschera. Nel travestimento, da attrice ho dovuto aggiungere uno strato in più. Mi sono concentrata sul rendere in maniera credibile un testo molto tecnico e preciso; ho utilizzato la mia esperienza teatrale. Ero un po’ intimidita… Cercavo di vincere la paura e di essere all’altezza dell’occhio sempre presente – e naturalmente benevolo – di mio fratello Stéphane.

È stato utile girare in un vero tribunale?

Assolutamente sì. Per due settimane ogni mattina eravamo tutti schierati in questa sala molto bella, in un edificio architettonicamente imponente, ma di pietra rossa, che attira l’energia negativa. Ogni giorno, arrivando sul set, pensavo alle persone il cui destino era stato segnato proprio in quella sala, in cui si percepiva la forza della giustizia all’opera.

Mauro Donzelli
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