Premio Dell'Utopia

Premio dell’Utopia a enrico ghezzi

Uno, nessuno e centomila. Nella televisione italiana c’è un prima e un dopo enrico ghezzi. Sono i tempi della Rai 3 di Angelo Guglielmi, e nell’etere si libera un videodrome benigno che trasformerà in profondità il modo di pensare il cinema. Ma non è solo questo. Con ghezzi si spezza anche l’ufficialità del rito cinefilo del club a notte fonda o del ciclo di film dedicati a un autore o un genere o periodo. ghezzi, circondato dagli amici Roberto Turigliatto, Marco Giusti, Marco Melani, Sergio G. Germani, l’infaticabile Ciro Giorgini e altri ancora, mette a soqquadro il modo stesso di pensare il cinema in televisione. La provenienza dalle pagine di Il Falcone Maltese, Filmcritica, il lavoro di padre Arpa, i circoli di Genova e non solo, le esplorazioni pionieristiche di Adriano Aprà, l’amore per Gianni Amico, la complicità con Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, la genialità kolchoziana di Giovanni Buttafava è importante. Tutta una generazione sembra fondersi e convergere nella Rai 3 di Guglielmi. ghezzi intuisce che il cinema è dappertutto: guardiamo e pensiamo come il cinema. Non si tratta solo di applicare Heidegger e Derrida, ma di rendere conto che il cinema ha provocato una metamorfosi dello sguardo. Il cinema crea lo sguardo che gli serve per essere visto. Le notti di Fuori orario hanno formato programmatori e cinefili; spettatori e appassionati. E fatto capire che Lav Diaz può convivere con Cottafavi, Straub con Cimino. E che la televisione trasformava il cinema in un’altra cosa, qualcosa di mai visto. ghezzi, come un corpo cronenberghiano, si è moltiplicato e ridotto, è diventato anche altro: un aggettivo. ghezziano. Una «cosa» che significa un modo di pensare e di vedere. In fondo, di vivere.

Giona A. Nazzaro

 

Prima edizione del premio, volto a rendere omaggio a intellettuali e artisti che con il loro prezioso operato hanno reso realizzabile una grande utopia legata all'universo del cinema. 

 

2019 enrico ghezzi

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