News del Locarno Festival
 

Kati Outinen, André Wilms

Kati Outinen, André Wilms

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Le Havre – Piazza Grande

André Wilms, attore

"Gli attori sono un po' stupidi, non fategli mai troppe domande, mi avvilisco sempre a leggere le interviste mie e dei colleghi"

"Non è stato difficile parlare in un'altra lingua. Semmai prima di tradurre in francese dovevamo tradurre la stranezza di Kaurismaki, quello era più complicato. Sul modo di parlare, più sussurrato, è merito e colpa dei microfoni moderni, ben diversi dalle antiche "giraffe": ci avete fatto caso che più ancora dei volti invecchiano le voci? Sulla proprietà di linguaggio dei protagonisti, è tutto merito del regista: Mitchum diceva di Brando "è quello a cui serve un'ora per dire un buongiorno?". E invece Aki vuole una parlata normale, è falso che i poveri parlino male, se lo crediamo è colpa di un certo paternalismo cinematografico, soprattutto francese".

Kati Outinen, attrice

"Mi sono sentita come a inizio carriera: avevo studiato francese a scuola, ma poi non l'ho mai potuto esercitare, quindi lo capisco ma non lo parlo. Speravo di far meglio, ma sul set ho capito quanto sarebbe stato difficile. Se la recitazione é un mare, le parole sono le loro onde. Volevo cavalcarle al meglio, è stata una sfida difficile e affascinante"

André Wilms, attore

"Non è la prima volta che lavoro con Aki. In passato mi costrinse anche a parlare finlandese. In un film muto! A volte, però, è meglio recitare in un'altra lingua, così ti preoccupi dell'idioma che parli e non della recitazione. Al di là delle difficoltà, comunque, Kaurismaki è un poeta, non solo un regista. Ricordo sempre che Godard ha sempre detto che gli bastano due inquadrature per riconoscere un suo film. Ecco perché quando mi chiama non ci penso un secondo ad accettare, la sceneggiatura la leggo solo dopo. Anche perché prima non me la darebbe mai".

Kati Outinen, attrice:

"Sento la responsabilità, l'orgoglio e l'onore di essere la sua musa. Lo incontrai che aveva fatto un corto, non conoscevo il suo enorme talento. Dopo la prima scena insieme ho capito che poteva diventare uno dei 10 migliori registi al mondo. E andando avanti l'ho visto migliorare, diventare più sincero e sicuro. Lui non segue le mode, è sempre se stesso. È questa la sua grandezza, il suo genio"

André Wilms, attore

"Nel cinema francese certe voci, certi personaggi che troviamo in Le Havre ormai mancano. Il proletario alla Gabin é stato sostituito dalla piccola borghesia che gira per la piccola borghesia. Ora il cinema francese è conformista, non è più realista, vero, poetico. I registi girano con i nipoti, le zie, le mamma, è un cinema incestuoso"

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