News del Locarno Festival
 

Synnøve Macody Lund, Morten Tyldum, Tim Fehlbaum, Danielle Arbid, ...

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Hell – Piazza Grande

Tim Fehlbaum, regista
“Abbiamo una certa tradizione nel genere catastrofista. Quello che mi piace è che qui c'è un’eroina che cresce enormemente, la nostra ottica è prettamente femminile”.

“Abbiamo fatto numerose ricerche sui cambiamenti climatici e antropologici. Sui secondi è stato fondamentale Cronache sul cannibalismo, in cui abbiamo compreso come gli equilibri si possano rompere di fronte a un fatto tragico, come una carestia. Ora abbiamo la tratta di esseri umani, in quel caso potremmo passare a quella di carne umana”.

“Ci sono diverse influenze cinematografiche nel film, ma nessun condizionamento. Texas Chainshaw Massacre, per esempio, è citato in una scena precisa, anche perché ha condizionato me e tanti altri cineasti. Mi ha ispirato soprattutto per la sua spietatezza. Ma c’è anche tanto cinema russo e anche Roland Emmerich, qui produttore esecutivo. Ci ha dato tanti consigli, lui è il maestro della fine del mondo, a lui dobbiamo l’idea della polvere che invade tutto il film. Anche se ci è costato tonnellate e tonnellate di farina”.

“L’Apocalisse rimane di grande attualità anche oggi: ogni società è convinta di poterla vivere, in ogni luogo ed epoca. È una paura atavica ma, di certo, è ancora più attuale in questo periodo.
Al di là, comunque, delle domande filosofiche, sociologiche, scientifiche che suscita il film, per me si trattava soprattutto di fare un’opera avvincente, bella”.

 

Headhunters – Piazza Grande

Morten Tyldum, regista
“Ho voluto mescolare vari generi in Headhunters: dramma, thriller e humor nero, con una scelta consapevole che parte dalla natura del libro che ispira il film. Volevamo che nulla fosse rubato a un genere rispetto all'altro, volevamo un protagonista più profondo del solito e allo stesso tempo lasciare spazio alla demenzialità e alla stranezza di fatti e personaggi. Una ricerca di equilibrio durata tutto il film”.

“Il protagonista vive una trasformazione estrema. All'inizio e alla fine del film vediamo due uomini diversi, Roger passa per purgatorio e inferno prima di risolversi e accettarsi. Ha bisogno di questo viaggio, di questa complessa catarsi, c'è quasi una rinascita del personaggio”.

Aksel Hennie, protagonista maschile
“È stato un film fisico e psicologico allo stesso tempo, richiede un impegno totale e per questo ho voluto fin da subito questo ruolo. Amo di questo regista che è come me, perfezionista. E non si ferma di fronte a nulla”.

Nicolaj Coster-Waldau, antagonista maschile:
“La domanda fondamentale per tutti noi e soprattutto per capire il mio personaggio è: quanto possiamo andare avanti per raggiungere i nostri limiti? Il mio personaggio è disposto ad andare molto molto lontano. E uno così, di fronte a un'anima così dolce e gentile come quella del protagonista, fa un certo effetto”.

Synnøve Macody lund, protagonista femminile
“Il mio lavoro non è fare l’attrice, sono una critica cinematografica. Per me è stato un gioco interessante, divertente. Certo qui Diana è vista come un oggetto, ma per me è stato più facile, perché non dovevo interpretare una donna come la intendo, ma come la vedeva il regista”.

Morten Tyldum, regista
“Abbiamo voluto presentare la donna del film, Diana, sotto l’ottica soggettiva di Roger. Il pubblico deve credere quello che vuole vedere lui. E lui non crede che lei lo ami, non si sente degno del suo sentimento. Non pensa di valere qualcosa, la tiene accanto a sé facendole dei regali, cercando di comprarlo, lei invece lo ama. Il modo in cui Diana è rappresentata attraverso gli occhi di Roger è molto maschile. Non a caso la sua prima immagine è nuda nella doccia”.

“Quando ho deciso di scritturare Synnøve, sono andato a cercare su internet cosa avesse scritto di me. Ho trovato questa frase:“È sempre un peccato quando non riesci a uccidere un film di un regista troppo arrogante”. Capito chi ho scelto?”

“Rispetto al libro ho voluto modificare l'enfasi sul protagonista: nel libro rimane sempre la stessa persona, mentre nel film volevo che cambiasse totalmente. E poi Diana, l'ho meno coinvolta nel 'complotto'. Per me il centro della storia è Roger che non ama se stesso, non crede in se stesso. E poi non volevo personaggi amabili, ma interessanti e a loro modo credibili o almeno comprensibili. Io capisco Roger e i suoi tanti conflitti? E allora può anche essere uno stronzo. Questi personaggi non sono negativi, sono esseri umani, magari con lati più oscuri. Gli eroi non mi interessano. Il fascino del film è che questi personaggi sono borderline; confesso che non mi sono troppo preoccupato di come l’avrebbe presa il pubblico”.

Mattia Bertoldi, Boris Sollazzo

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