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Sette opere di misericordia – Concorso internazionale

Gianluca De Serio, regista

“Non chiamerei incongruenza quella che si può notare tra il titolo e gli eventi del film. Piuttosto, a mio parere, è ironia drammaturgica. Le Sette opere di misericordia corporali che scandiscono il film in sette parti sono quelle della religione cattolica. All'interno di esse operiamo una forzatura, lo scarto tra enunciazione e realizzazione, che diventa sempre meno evidente e più rarefatto fino ad assottigliarsi completamente verso la fine”

Massimiliano De Serio, regista

“Riguardo ai tre sguardi in camera del film, quello del ragazzino è fondamentale. Lui è quello che si sacrifica per la redenzione della protagonista, che viene punita attraverso il corpo di questo ragazzo. Con lo sguardo in camera lui si prende in carico tutte le convergenze narrative e visive del film”

Alessandro Borrelli, produttore

“Per fare questo film ci son voluti cinque anni, ormai in Italia c'è una grossa crisi per quanto riguarda le opere prime, soprattutto se fuori dagli schemi come questa. Per questo mi sento di elogiare il Piemonte che ci ha sostenuto con la sua Film Commission. Sette opere di misericordia dimostra che con un budget basso, grandi partner come Eurimages- che quest'anno oltre a noi ha finanziato Moretti e Sorrentino- e idee forti si può fare comunque dell'ottimo cinema”

Roberto Herlitzka, attore

“Ho trovato due registi con l'aspirazione a fare dell'arte, ormai divenuta un optional o peggio una cosa proibita. Due cineasti, quindi, che hanno le mie stesse aspirazioni”

Olimpia Melinte, attrice

“E' stato davvero emozionante fare questo film, ho imparato tanto. Una grande esperienza per me recitare con un grande attore come Herlitzka, all'inizio temevo l'incontro con un interprete straordinario come lui, con alle spalle più di 70 film”

 

Les chants de mandrin – Concorso internazionale

Rabah Ameur-Zaīmeche, regista

“La scelta di come impostare il racconto nasce anche dal fatto che era più facile, per noi, sfuggire alla biografia di Mandrin, un uomo che rappresenta il motto repubblicano francese. La sua è una storia importante. Trovo che nel film ci sia uno spirito che rappresenta la ribellione, il sole, la foga, la passione. E' un'opera d'epoca che però parla anche e soprattutto del presente: vuole essere attuale, poetico, politico, non storico”

“Forse è vero che è un film machista, ma questo termine per me non è peggiorativo, se con esso si intende il fatto che nel film si celebri la solidarietà virile, il rapporto empatico tra gli uomini”.

Jacques Nolot, attore

“Con Rabat si è instaurata subito un'enorme complicità che ha contribuito alla crescita del film e del personaggio, giorno per giorno”

Christian Milia-Darmezin, attore

“Rabat ha il pregio di sapere spesso quello che non vuole, lui é un pittore e noi i suoi tubetti di colore”

Rabat Ameur-Zaīmeche, regista

“Le scene sono state scritte, sono avvenute man mano che andavamo avanti, solo i canti, ovviamente, c'erano da prima. Nulla era scritto, volevo catturare l'emozione, il sogno. La scena della barricata, come già in un altro mio film, è arrivata da sè. L'hanno costruita in diretta”.

Mattia Bertoldi, Boris Sollazzo, Jeremy Nichols

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