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Attraverso gli occhi di un bambino

Attraverso gli occhi di un bambino

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Intimo e sensibile – e completamente privo di sentimentalità – il film di debutto di Valerie Massadian (Nana) tratta di domande fondamentali concernenti la vita e la morte così come vengono vissute – in maniera diretta – al momento della loro nascita. Nana (Kelyna Lecomte) ha quattro anni e mezzo e vive nella campagna francese. Separata da tutti gli altri bambini, interagisce quotidianamente solo con la madre, il nonno riservato e il mondo naturale stesso, comprese la sua bellezza e la sua violenza.

La telecamera di Massadian – mossa con estrema sicurezza – è piazzata in basso, al livello dello sguardo della bambina, un'accortezza che pare derivare dal tentativo della regista di conquistarsi la fiducia della sua attrice principale ma, al contempo, invita lo spettatore ad adottare il punto di vista del bambino e a ricordare l'esperienza della scoperta basata sui cinque sensi. Oppure, forse, come se fosse testimone dell'atto di scoperta di Nana attraverso lo sguardo della regista, come se si tramutasse in uno dei suoi genitori.

I bambini possono rivelarsi performer naturali, ma l'obiettivo di Massadian era quello di realizzare un film con un bambino, non su un bambino, catturando con la telecamera e nella maniera meno intrusiva possibile la sua distintiva natura animalesca nel far sbocciare la conoscenza e nel combinare quel potere e quella fragilità rappresentati dal suo corpo. Ambientato e filmato nella regione natale di Massadian e Lecomte (Perche), derivato da oltre 50 ore di materiale video, Nana segna una notevole collaborazione tra regista e attore, una narrazione elementale dipanata con libertà e pazienza.

Mark Peranson

Mark Peranson

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