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Donne, lutti, porte e finestre

Donne, lutti, porte e finestre

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La morte di una nonna e una casa bianca di Buenos Aires che sigilla il lutto, facendolo permeare a ogni singolo centimetro di spazio. Là dove, in una giostra fredda di porte e finestre che aprono e al tempo stesso chiudono ricordi, blocchi e rapporti umani, sono rimaste a vivere la parentesi esistenziale di una transizione 3 giovani nipoti.

Ha una chiave atmosferica e claustrofobica che da perno sul microcosmo di un unico luogo, il film svizzero-argenitno Abrir puertas y ventanas con cui la regista Milagros Mumenthaler (classe 1977) calibra un tris diversificato di caratteri femminili per portarli, ognuno dalla propria prospettiva, a un confronto senza scorciatoie con la crudezza e le assenze di una nuova realtà.

Tra silenzi e scorci visivi che mettono in moto un’altalena irrisolta di recriminazioni, scherzi e sentimenti inibiti. Anche perché, sotto la patina coriacea della nostalgia, il lutto della nonna fa da detonatore a quei molti non-detti che stagnano nei perimetri familiari, facendoli emergere a poco a poco in tutta la loro viscosità.

E così, se la tonda e più burbera Marina (Maria Canale) cerca fin da subito di portarsi in groppa le responsabilità della casa, conciliando il tutto con gli studi, le altre due, Sofia (Martina Juncadella) e Violeta (Ailin Salas), seguono strade divergenti per tentare di elaborare la perdita.

La prima, indugiando continuamente su vestiti e propria apparenza, la seconda scivolando in un’apatia solitaria interrotta soltanto dalle misteriose visite di un uomo più grande di lei.

Quando poi a inizio autunno Violeta sparirà di colpo, senza dare spiegazioni, con un biglietto sul tavolo e una telefonata dall’aeroporto, la stagione dei loro affetti dovrà oltrepassare un corridoio di incomprensioni ancora più serrato.

Lorenzo Buccella
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