News del Locarno Festival
 

La memoria del Grand Hotel

La memoria del Grand Hotel

Condividi:

Festival 1946–1967, gli anni gloriosi del Grand Hotel Locarno

Tutto in quattro e quattr’otto. A Lugano in una tranquilla domenica di giugno del 1946 si vota per creare un teatro all’aperto nel parco Ciani per ospitare degnamente la Rassegna internazionale del film, nata due anni prima. Il popolo dice no. “Rovina il paesaggio e poi sarebbe meglio utilizzare quei soldi per costruire case popolari” sostengono i contrari, e vincono. Il lunedì mattina Olinto Tami, proprietario a Lugano del cinema Rex, telefona ad André Mondini, direttore a Locarno delle tre sale cittadine. “Perché non la fate voi la Rassegna?”. Trafelato, Mondini si precipita in bicicletta nella sede dell’Eco di Locarno, il trisettimanale dove Raimondo Rezzonico fa pratica nella tipografia del suocero, Vito Carminati. “Eh già, perché non facciamo noi qualcosa col cinema?”. Seduta stante telefonano a Riccardo Bolla, direttore della Pro Locarno, che a sua volta chiama il presidente Camillo Beretta e lì, sui quattro piedi, nasce l’idea di quello che un paio di mesi più tardi, il 22 agosto 1946 parte alla grande come prima edizione del Festival internazionale del film di Locarno. Attenzione, le date sono preziose perché il 31 agosto la Biennale di Venezia  riparte con la sua Manifestazione d’arte cinematografica interrotta dalla guerra, e il 19 settembre debutta il Festival international de Cannes. Insomma si corre sul fotofinish.
Eccolo qua il Comitato organizzatore: presidente Camillo Beretta, avvocato, presidente della Pro Locarno; segretario Riccardo Bolla, direttore della Pro Locarno; Ettore Belvederi, commerciante; Armando Boldrini, imprenditore; André Mondini, direttore dei cinema Kursaal, Pax e Rialto. Vengono affiancati da  Giuseppe Padlina, che a Lugano lavora alla Sefi Film, una Casa di distribuzione di cinema italiano e quindi assume la parte artistica, e dall’architetto Oreste Pisenti che progetta un teatro all’aperto nel parco del Grand Hotel Locarno, che per la verità sorge in territorio di Muralto.

Nel solco della storia
La scelta del luogo era praticamente obbligata per un Festival del cinema nato con tanto entusiasmo sotto l’ala del turismo. A piazza Grande nessuno penserà ancora per due decenni, è la sede del mercato, della vita popolare. Il Grand Hotel è invece un palazzo di quelli che contano nella storia locarnese. Progettato nel 1866 da Francesco Galli (1822-1889) per la Società del Grande Albergo  promossa da Giacomo Balli, fu costruito negli anni 1874-76. Sontuoso palazzo in posizione dominante all'interno di un vasto parco, si sviluppa a pianta rettangolare con prospetti ritmati da articolazioni architettoniche; la facciata verso il parco è contraddistinta da avancorpi laterali e da un  risalto centrale con una bella veranda semiellittica. All'interno si è accolti da un ampio salone d’onore con volte a calotta ornate di affreschi allegorici. Ha sempre svolto un ruolo importante nelle vicende di Locarno e Muralto, ospitando eminenti personaggi della vita politica e culturale nazionale e internazionale. Su tutti la Conferenza della pace che vi si tenne dal 5 al 16 ottobre 1925 e terminò con quello che è passato alla storia come il Patto di Locarno. I protagonisti principali delle trattative furono il francese Aristide Briand, i tedeschi Gustav Stresemann e Hans Luther, il Britannico Joseph Austen Chamberlain e per la firma giunse a Locarno anche Mussolini. Vi fu elaborato un complesso sistema di trattati - Locarno passò alla storia come Città della Pace -  che resse fino al 7 marzo 1936 quando Hitler denunciò il Patto e invase la Renania accelerando l’incombere della seconda guerra mondiale.

Atmosfere da Belle Epoque
Scelta indovinata per il nascente Festival quella del Grand Hotel. Albergo e parco davano lustro alla città e al turismo con  un tocco di classe alimentato dal profumo della storia, di incontri e pranzi ufficiali, di statisti e delegazioni. Nell’ampio, solenne salone luccicante di specchi aleggiava ed aleggia tuttora un grande lampadario di Murano tra pavimenti lucidi e infissi dorati. Permaneva l’atmosfera tipica della Belle Epoque nel cambio dei personaggi, da politici a registi, attori e produttori, da curiosi occhieggianti ad esponenti della Locarno-bene con le signore in abito da sera e gli uomini possibilmente in smoking; tollerate giacca e cravatta, di jeans non era ancora tempo. Tacitamente vietato lo smoking bianco, rigorosamente riservato al direttore Vinicio Beretta (“in bianc ga sum numa mi”); in voga il grigio perla. La balconata era per gli ospiti, spesso delegazioni nazionali, signore in lungo e uomini imbrillantinati. Dalla balconata si scendeva lungo l’ampia scala, immortalata dall’attento, femminile discendere tra due ali di folla di Marlène Dietrich in un vestito di raso a fiori, accompagnata dal regista Josef Von Sternberg, che nel 1960 presiedette al giuria internazionale e gli fu dedicata una retrospettiva. La Dietrich, allora stella di prima grandezza, era in qualche modo di casa a Locarno; in assenza di Paulette Goddard si fermava volentieri a Ronco sopra Ascona, Villa Tabor, da Erich Maria Remarque, a sua volta spesso ospite del Grand Hotel. Nel degradare del parco verso i portici di viale Stazione si stendeva la platea con i 1200 posti a sedere su tre file, dapprima tra panchette senza schienale, poi con più comode sedie. Al limitare del parco s’innalzava lo schermo bianco, 8 metri per 7 sul quale si proiettavano i film della sera in un’atmosfera di gala. Di giorno o in caso di pioggia le proiezioni erano al Rialto, Kursaal a Pax, ma nel parco era tutt’altra cosa tanto che fino al 1967 il Grand Hotel rimarrà il vero centro del Festival per le proiezioni, gli incontri, i ritrovi, le discussioni sino a tarda notte, fino al bicchiere della staffa. Personaggi del cinema, attori e attrici, belle donne, star e stelline, politici compresi molti Consiglieri federali, intellettuali e giornalisti. Il luogo e l’occasione giusta per incontri e discussioni, interviste e confidenze in un’atmosfera elegante come documentano i filmati di Enzo Regusci e, dai primi anni ’60, della neonata “televisione svizzera”.

Glamour e ufficialità
All’esterno del parco, dai portici su viale Stazione pendevano le gigantografie di attrici e attori famosi a ribadire che il cuore del Festival era lì. Sulla balconata e nel parco sventolavano le bandiere nazionali ed ogni proiezione ufficiale era preceduta da una solenne cerimonia con l’alzabandiera del vessillo e la diffusione dell’inno nazionale (seguito in silenzio e in piedi) della nazione da cui proveniva il film, tra quelle ticinese e svizzera. Vinicio Beretta riusciva a portare a Locarno molte opere provenienti dai paesi dell’Est comunista,- URSS, Cecoslovacchia, Ungheria ecc. - andando anche di persona a prenderli: li ho in macchina, li ho nel baule… Per lo più giungevano però per via diplomatica, spesso assieme a delegazioni formate da almeno tre persone, “così se una doveva assentarsi gli altri potevano controllarsi a vicenda”, ricordava Raimondo Rezzonico. Quella copiosa e bisogna dire culturalmente preziosa apertura al cinema dell’Est aveva comunque attirato su Locarno, sia tra la stampa confederata che anche tra i locarnesi, l’accusa di Festival “comunista”, con effetti imprevedibili. Una sera mentre nel parco risuona l’inno sovietico, solo 3 o 400 persone si alzano. La delegazione sovietica è in prima fila, il capo alza il braccio e tutti se ne vanno in segno di protesta. “Succede un pandemonio – ricordava Raimondo Rezzonico – con i sovietici che minacciano di ritirare i film ed anche i disegno dell’esposizione su Eisenstein”. Tutto rientrerà, ma a fatica.

Il rifiuto di Dürrenmatt
Gli ospiti naturalmente alloggiavano al Grand Hotel, serate interminabili, mattinate sonnacchiose, risveglio all’aperitivo, sul mezzogiorno. Friedrich Dürrenmatt  per due anni al Festival, nel ’61 come presidente della giuria internazionale, preferiva alloggiare al Du Park. Non vorrei – disse – che mi assegnassero la stanza in cui ha dormito Benito Mussolini… Ancora oggi al Grand Hotel conservano i numeri delle camere degli statisti presenti alla Conferenza della Pace. Oltre a qualche fotografia e al ricordo di quando Festival significata Grand Hotel, non si poteva immaginare l’uno senza l’altro. “Oggi – indica Marco Blaser, già direttore della RTSI e da attivamente presente – con tanti film e tante sezioni in luoghi diversi si ha l’impressione di vivere tanti diversi Festival, ognuno il suo. Fino al 1967 il perno era il Grand Hotel Locarno in un clima di charme e glamour, di eleganza e di cultura. Anche per noi giornalisti era il luogo ideale per incontrare, conoscere, intervistare e familiarizzare con il mondo del cinema internazionale e della politica ragionale e nazionale”. Poi, quattro anni più tardi, inizierà l’era di piazza Grande. Un altro capitolo di una storia formidabile.

Dalmazio Ambrosioni, giornalista,<br />autore di <i>Locarno Città del cinema</i>, Dadò Editore Locarno
Link utili

Follow us