News del Locarno Festival
 

Villi Hermann, cineasta a 360 gradi

Quando sono in dubbio se il Ticino sia una retriva provincia o sappia proporsi in modo originale e aperto penso a Villi Hermann e mi rassereno. Perché da decenni continua un percorso articolato e coerente di cineasta, che a più riprese si è incrociato con il Festival. Qui ha avuto la  consacrazione nel 1977 con il Pardo d’argento per “San Gottardo”, uno dei suoi  celebri “docufilm” nei quali l’attualità, il contesto e la fiction interagiscono con i documenti; è un’epopea vista dall’altra parte, non dei potenti e del capitale ma degli operai e minatori, epopea di fatica, sacrifici, pericoli, rischio della vita.

A Locarno s’era segnalato tre anni prima con “Cerchiamo per subito operai, offriamo…”  già con quell’attenzione sociale che percorre tutta la sua opera per quanto venata di un delicato filo di solidale poesia.
Tutto il cinema di Villi Hermann ed anche la sua attività di produttore (nel 1980 fonda a Lugano Imagofilm) è un superamento delle frontiere, geografiche ed umane, un viaggio dentro l’uomo, i luoghi, la storia.

Il primo sbocco è stata la pittura, personale alla Galleria del Nocciolo a Lugano nel 1966: paesaggi strutturati su piani progressivi e personaggi che oggi diremmo alla Hugo Pratt, con lo sguardo rivolto verso un altrove che Hermann andrà ad indagare con la fiction delicatamente indagatrice di “Matlosa” e “Innocenza” fino a “Bankmatt” con Bruno Ganz, a conferma del lavoro con cast sempre più organizzati.

La trilogia prelude al ritorno al documentario e al video mantenendo una robusta dose di pensiero che va a nutrire il rapporto anche affettuoso oltre che indagatore con la quale avvicina i suoi personaggi: persone (Jean Mohr, Mario Botta ed Enzo Cucchi per la cappella del Tamaro, Luigi Einaudi, JP Pedrazzini ecc.), fenomeni sociali (i mondiali di ciclismo a Lugano ’96) e luoghi, dall’altopiano della Greina alle regioni, umane e geografiche, fotografate da alcuni dei suoi personaggi come l’ultimo, una scoperta, Gotthard Schuh.

Dalmazio Ambrosioni
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