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Votando e cantando “No Putin no Cry”

Votando e cantando “No Putin no Cry”

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Chi si costruisce in casa trampoli di legno per portare in alto la propria ribellione. Chi, invece, con la stessa volontà, si issa sul cornicione di un palazzo del centro di Mosca per srotolare uno striscione. O chi, ancora, come le colorate Pussy Riot, fa dello sberleffo in una chiesa ortodossa una denuncia in salsa femminista-punk. Tu chiamale, se vuoi, elezioni.

Solo che stavolta salta la placida routine democratica per slittare nel nevischio dell’ultimo inverno russo. Il tutto scottato da quell’arcipelago di proteste popolari che si schierano contro la rielezione di Vladimir Putin.

Con il vasto timore di brogli, che sotto lo sguardo degli osservatori internazionali e di un inflessibile cordone poliziesco ha fatto scendere lungo il perimetro del centro di Mosca un impetuoso girotondo di persone allacciate mano nella mano. Parte in sostanza da lì, il documentario corale Winter, Go Away! con cui si sono pedinati eventi e dietro-le-quinte che hanno scheggiato i due mesi precedenti al 4 marzo 2012, il giorno fatidico delle urne.

A compattare questa copertura a occhio d’ape, una pattuglia agguerrita di dieci registi diplomati alla Scuola di cinema e teatro documentario di Marina Razbezhkina a Mosca. Riprese in tempo diretto e montaggio serrato per un racconto che non rimane negli argini magri della testimonianza, ma va più in là, perché capace di bypassare l’attualità, annodando alla cronaca dei fatti gente, volti, conversazioni e scontri che diventano un ritratto aggiornato di quella famosa “anima russa”.

Là dove l’adrenalina del presente si mischia a disillusioni e nostalgie di altre epoche, fino a quando nello spoglio e nella lettura delle schede nelle urne lo scrutatore non va avanti imperterrito con la litania di un Putin… Putin… Putin…    

Lorenzo Buccella
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