News del Locarno Festival
 

Punta sempre alla luna, ma con i piedi ben piantati per terra

“A kid makes a sand castle and believes it's real. As the adult makes a film and takes it seriuos, altough it's just a game”.

Steven Spielberg, Roman Polansky o forse, Scorsese? Quali sono i nomi che nutrono i sogni dell'immaginario degli aspiranti realizzatori di cinema? Riusciranno gli studenti delle varie accademie dell'est-europeo e svizzero a coltivare le loro ambizioni, approfittando la rampa di lancio offerta dalla scuola? Dalla conversazione svoltasi lunedì mattina al Forum di Locarno, Film Schools in East-Europe and Switzerland, moderata da Sergio Fant,  emerge il diritto di sognare senza però dimenticare la buona vecchia scuola tradizionale.

“I nostri studenti è bene che portino con sé i loro sogni, ne abbiamo bisogno”, afferma Lucie Bader, (Zürcher Hochschule der Künste), “ma dovranno presto affacciarsi alla realtà. Lungo il percorso muteranno”. In effetti, i vari direttori concordano sull'importanza di credere nei propri sogni, ma sempre e solo, quando una base di solida cultura cinematografica e della vita stessa è presente: Don't study film but study life, dice Domenico Lucchini, citando Orson Wells. Mentre lo sguardo si rivolge agli operatori, suoi studenti del CISA (Conservatorio internazionale di Scienze Audiovisive) di Lugano, il ticinese elogia appunto l'apprendimento attraverso la pratica sul campo e sottolinea l'importanza dell'esperienza all'estero, come uno dei trenta studenti che ora si trova aCuba.

È proprio “l'internazionalità che permetterà al giovane di comprendere, che per tendere ad un film di oltre due milioni di franchi,” Lionel Baier (ECAL - École cantonale d'art de Lausanne)è necessaria una co-produzione, con l'Italia, la Francia, o l'Asia, come la Corea e il Giappone, anche per osservare un modus operandi (n.d.r.) alternativo”. “Come nell'opera di Kawasé.”, evidenzia il ginevrino Jean Perret (Haute école d'Art et Design de Genève), “Ringrazio la regista giapponese, per Chiri, l'adammento allo schermo non ha niente a che vedere, né con l'HD, né con i 16:9. Gli studenti possono rendersi e conto e apprezzare come sia possibile restare liberi nelle proprie scelte”.

“Il Cinema è molto giovane e molto vecchio al tempo stesso”, prosegue Pavel Marek (Film and Tv School of Academy of Performing Arts in Prague), “cent'anni da quando esiste. Un' evoluzione in un lasso di tempo brevissimo e ha già testato molti linguaggi. Sembra che si stia profilando una nuova era. La nostra scuola”, parlando di prospettive tecniche e di analisi, “ha una sezione che si concentra sullo sperimentale, non narrativo, dell'immaginario, senza sottovalutare per l'appunto il potere latente del subcosciente. Sviluppiamo una visione critica che va dagli anni Venti, dal classico, Aristotele, fino ai giorni nostri”.

Un rimbalzo dopo l'altro, sulla sinergia tra spinte degli alunni e il bagaglio e la tradizione del professore, il polacco Marcin Malatynski (The Polish National Film School in Lodz) ricorda Polansky, ancora studente:  “la nostra scuola ha la tradizione di invitare gli studenti a casa degl'insegnanti. Una sera, durante una festa, Polansky scende in strada, e grida al formatore, you're the jerk, it's not me!”.

“Non importa quanto lo studente conosca”, conclude il ceco Marek, “esiste un grandissimo divario tra conoscenza attiva e passiva. Qualsiasi cosa tu possa assorbire può risultare efficace secondo il tuo modo di essere. Qualcuno è affascinato dalla realtà, un'altro ha una spinta verso qualcosa, che sia contemplare un fiume per ore, o leggere Omero...”.

Cristian Gomez
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