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News del Locarno Festival
 

Il verdetto della critica a Locarno 65

Il verdetto della critica a Locarno 65

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Coup de coeur. Ovvero il film che ti sospende l’incredulità. Quello che ti prende la pancia e che poi ti sale in testa, perché in fondo il cinema che “arriva” è una sorta di digestione rovesciata, dove il travaso di emozioni in riflessioni diventa la chimica del più profondo piacere cinematografico.

Anche quest’anno, come potete leggere nelle pagine interne di Pardo Live, abbiamo chiesto ai critici di molte testate internazionali, presenti a Locarno, di indicarci qual è stato il loro Pardo del cuore. Fra tutte le sezioni del Festival, la pellicola che ognuno di loro si “porterà a casa” e farà da baricentro nelle personali memorie di questa 65esima edizione.

E ovviamente se il singolo verdetto non può che essere preso come uno dei tanti possibili, la loro allargata varietà, oltre a costituire un’inedita mappa sentimentale del Festival, testimonia quanto la qualità locarnese sia sparpagliata ovunque.

E in fondo, anche questo è un atout tradizionale del Festival: perché limitarsi a  puntare solo sul cavallo delle sezioni principali, se è tutto il circuito ad avere la forza di strapparsi la luce delle attenzioni?

Thomas Sotinel

Hurry Sundown
Per la scoperta del «peggior film della storia del cinema», in realtà un’opera complessa e affascinante, a tratti ridicola e sconvolgente.

Jean-Baptiste Morain
La Fille de nulle part
Il Brisseau, l’amo perché è un film triste realizzato da un cineasta che sta invecchiando. È un film “dingue”, “givré”, aggettivi che la giovane eroina usa per qualificare il vecchio che l’ha salvata da un’aggressione. È un film sulla morte, sul lutto, sull’amore e il desiderio, come molti dei film di Brisseau, ma con qualcosa di fatalista, di liberato dal peso del peccato. È a basso budget, spesso mal recitato, ma poco importa. Brisseau crede ancora alla potenza del cinema e al romanzesco.

Olivier Barlet
Libya Hurra
Sono stato marcato da un film che mette la sua soggettività al servizio della gente che filma e non agli ordini di un discorso ideologico o d’un’analisi formale: Libya Hurra, documentario di Fritz Ofner, presentato nell’ambito della Semaine de la critique. La sua cinepresa non è intrusiva, è in ascolto. Le persone a cui dà la parola hanno il tempo d’esprimere la loro verità. Ofner ci permette così di sentire in modo molto umano un po’ di ciò che ha mobilitato questo paese per sbarazzarsi del suo dittatore.

Thierry Cheze
Ruby Sparks
Ho adorato la sceneggiatura e il modo con cui da una commedia romantica che potrebbe essere banale emerge una riflessione sulla perfezione nell’amore.

Julien Gester
A Última Vez Que Vi Macau
L’indagine spettrale e il ritratto mutante d’una città.

Aurélien Ferenczi
Berberian Sound Studio
Per le sue ricerche visuali e sonore, la sua capacità di far sorgere l’angoscia.

Jean-Michel Frodon
Leviathan
Tra tante proposte così diverse emerge a mio parere la potenza d’invenzione e di suggestione, l’originalità inaudita, la brutalità, lo stupore e la tenerezza cosmici di Leviathan, di L. Castaing Taylor e V. Paravel.

Gilles Esposito
Berberian Sound
Una miscela di satira e feticismo di serie B che finisce per farci passare dall’altro lato dello specchio.

Pascal Gavillet
Leviathan
Mostra che è ancora possibile, nel 2012, esplorare dei sentieri totalmente innovatori nel campo del cinema. All’incrocio dei generi, al di là delle frontiere sempre più porose tra finzione e documentario, questo film resterà come il grande shock di questa 65esima edizione di Locarno.

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