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Harry Belafonte

Harry Belafonte

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Grande attore, grande cantante, grande uomo. Quella di oggi in Piazza Grande è la serata di una personalità di primissimo piano come Harry Belafonte a cui consegneremo un Pardo alla carriera per l’insieme della sua opera.

E quest’anno lo facciamo con doppio piacere, anche perché la sua filmografia ha un incrocio fondamentale con Otto Preminger, il regista hollywoodiano cui dedichiamo la retrospettiva, grazie al ruolo indimenticabile che ha Belafonte in un capolavoro come Carmen Jones (1954). 

Harry Belafonte è nato a Harlem, New York City, il primo marzo 1927. Il divorzio dei suoi genitori lo porta a vivere un’infanzia in Giamaica, l’isola della madre, in cui verrà segnato dalla musica e dal folclore caraibico. È quando torna a New York in gioventù che debutta a teatro, frequentando nel frattempo un corso d’arte drammatica al fianco di Tony Curtis e Marlon Brando che diventeranno poi suoi grandi amici (in particolare Brando lo affiancherà spesso nelle battaglie politiche).

Le sue qualità di cantante vengono subito notate e, dopo alcune esibizioni nei jazz club della città, diventa una vedette di Broadway. È l’inizio di una lunga carriera nel mondo musicale contraddistinta da un successo senza precedenti per un artista, capace di trasportare negli Stati Uniti la freschezza dei ritmi giamaicani.

Il suo terzo album (Calypso, registrato nel 1956) è il primo a raggiungere il milione di copie vendute e subito Belafonte diventa una star molto popolare. Ma la brillante carriera musicale che lo porterà a realizzare una trentina di album tra il 1954 e il 1997 viene anche accompagnata da una presenza costante su numerosi set cinematografici e televisivi in qualità di attore.

Appare per la prima volta sul grande schermo in Bright Road, nel 1953. Il film è caduto nell’oblio, ma è qui possibile vederlo recitare con un’affascinante attrice come Dorothy Dandridge. L’alchimia tra i due, però, fu notata da Otto Preminger durante l’avvio della produzione di Carmen Jones, una versione moderna dell’opera di Bizet interpretata da attori di colore.

Sono loro i protagonisti di quel capolavoro che nel 1954 ottiene un successo mondiale con l’eccezione della Francia, dove viene vietato sino agli anni Ottanta dagli eredi del compositore! Ma il percorso cinematografico di Belafonte non finisce qui e incontra anche altre pellicole di peso come Strategia di una rapina (Odds Against Tomorrow, 1969) di Robert Wise, un classico del film noir, e il western diretto dal suo amico Sidney Poitier, Non predicare… spara (Buck and the Preacher, 1972), per poi avvicinarsi ai giorni nostri con altre interpretazioni che hanno lasciato il segno in Kansas City (1996) di Robert Altman, dove recita nel ruolo di un padrino della mafia locale.

E in Bobby (2006) di Emilio Estevez, film che tratta dell’assassinio di Robert F. Kennedy il 6 giugno 1968, di cui Belafonte era amico e ardente sostenitore. Un’ennesima testimonianza di quanto la vita e l’opera di Harry Belafonte siano strettamente legate alle sue convinzioni di cittadino e alle attività in favore di numerose cause, in particolare i diritti civili delle persone di colore, la lotta contro la segregazione e la discriminazione razziale, di cui fu uno degli eroi negli Stati Uniti degli anni Cinquanta e Sessanta al fianco di Martin Luther King.

Attivismi e passioni civili che vengono ripercorse anche nel documentario, a lui dedicato nel 2011, Sing Your Song, di Susanne Rostock, per l’occasione proiettato a Locarno. In quest’opera si scopre la vita vissuta, le lotte, le vittorie, ma anche le frustrazioni di fronte all’ingiustizia di un uomo che ha messo i suoi talenti di cantante e di attore al servizio delle cause più nobili.

Olivier Père
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