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Retrospettiva 2013 dedicata a George Cukor

Katharine Hepburn e Cary Grant in The Philadelphia Story di George Cukor, 1940

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La retrospettiva della 66a edizione del Festival del film Locarno sarà dedicata al regista hollywoodiano George Cukor.

Da alcuni anni il Festival di Locarno ha intrapreso un percorso di rilettura del cinema classico americano, mostrando come questo universo così noto abbia ancora molto da raccontare al nostro presente. Dopo le retrospettive dedicate a registi che dall’Europa sono sbarcati in America o dall’America hanno guardato all’Europa, ci è sembrato opportuno coronare questo viaggio nel cuore della settima arte con uno degli esempi più puri di maestria “hollywoodiana”. Autore di numerosi film di grandissimo successo, George Cukor ha incarnato così bene lo stile sofisticato e le ambientazioni lussuose care agli studios da essere ridotto ad abile adattatore. A rivederli oggi i suoi oltre cinquanta film raccontano invece di un artista che meglio ha interpretato l’essenza di quel cinema che soffermandosi sulla superficie delle cose riesce a far balenare la profondità dell’essere. Grande direttore d’attrici (Joan Crawford, Greta Garbo, Ingrid Bergman, Judy Garland, Ava Gardner, Sophia Loren, Marilyn Monroe, Jane Fonda) e di attori (Cary Grant, Spencer Tracy, Charles Boyer, Anthony Quinn), Cukor si è spesso avvalso dei suoi interpreti per gettare uno sguardo più che critico sul mondo dello spettacolo di cui pure faceva parte. Nel corso della sua lunghissima carriera, incominciata con l’arrivo del sonoro e proseguita fino agli Ottanta, Cukor ha contribuito a far crescere la settima arte portandola a diventare uno strumento di riflessione sul mondo oltre che un’intelligente forma d’intrattenimento.

George Cukor nasce a New York alla fine il 7 luglio 1899. E’ l’unico figlio maschio di una famiglia di ebrei non praticanti di origine ungherese. I suoi esordi avvengono nella scena teatrale. E’ il 1928. Il cinema ha appena integrato il sonoro nel suo linguaggio espressivo e Cukor – come altri registi teatrali – viene chiamato a Hollywood. Inizierà alla Paramount come direttore dei dialoghi e ben presto passerà alla regia. Tre anni dopo si trasferisce insieme all’amico e mentore Selznick alla RKO, dove realizza i suoi primi successi, What Price Hollywood (1932) e A Bill of Divorcement (1932). In quest’ultimo lancia un’attrice di teatro considerata poco attraente per il grande schermo. La giovane è Katharine Hepburn. Insieme a Cukor stabilirà uno dei lunghi e proficui sodalizi professionali. Gli anni successivi lo confermano come un regista a suo agio tanto negli adattamenti letterari (Little Women e David Copperfield) quanto in opere dai toni più moderni (Dinner at Eight, Silvia Scarlett, The Women), ma sono anche segnati da due progetti non portati a termine – sebbene in entrambi abbia lasciato la sua impronta – Gone with the Wind e The Wizard of Oz .

Riconosciuto un maestro della commedia, Cukor ha sperimentato anche altri generi. Di particolare rilievo è la sua impronta nel musical (My Fair Lady gli procurerà nel 1964 il premio Oscar come regista). In parallelo a partire dal successo di A Star Is Born Cukor esalta, grazie anche alla collaborazione con il fotografo George Hoyningen-Huene, le potenzialità del colore. Nonostante il trascorrere degli anni Cukor continua a lavorare all’interno di una Hollywood decisamente cambiata, senza perdere il suo gusto così unico per la contaminazione tra elementi classici e moderni. Chiude la sua carriera con due tra i suoi film più riusciti e originali, The Corn Is Green e Rich and Famous, dove realizza una straordinaria summa della sua carriera.

Il Festival proporrà l’intera opera cinematografica del regista e le pellicole saranno presentate nelle migliori copie disponibili durante gli undici giorni della manifestazione. Le proiezioni saranno accompagnate da discussioni sul cinema di George Cukor animate da cineasti, attori e critici invitati a Locarno. Il pubblico del Festival potrà inoltre assistere a una tavola rotonda sull’opera del regista moderata da Roberto Turigliatto, curatore della retrospettiva.

La retrospettiva è organizzata in collaborazione con la Cineteca svizzera e il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Carlo Chatrian
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