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Blog del Direttore artistico
Diario di viaggio #1: La mirada del sur.

A volte mi piace pensare che un film sia inscritto nello sguardo del suo autore e che, guardando con attenzione, si possano intuire alcuni segnali del suo modo di relazionarsi agli altri e al mondo. Così, come per gioco e senza pretesa alcuna di formulare giudizi, ho pensato di dare forma a un gruppo di immagini che sono rimaste inscritte nella memoria. Forse un modo per restituire un po’ di quel calore e affetto che ho ricevuto dai miei incontri sudamericani.

Rientro da una trasferta a Buenos Aires carico di film da vedere e di proposte. Rientro senza aver potuto cogliere l’atmosfera della città polimorfa che si estende sulla piana al lato del rio. Ho visto ben poco di questa città divisa in barri dotati di una forte autonomia, stilistica ed esistenziale. Confinati nel nuovo ed efficiente quartiere di Puerto Madero, ospiti coccolati dall’organizzazione impeccabile di Ventana Sur siamo stati protetti dal fascino della città. Un po’ di BA ci è arrivata però attraverso alcuni suoi abitanti. Come onde di un flusso che avvolgeva il mercato del film, registi argentini (e non) hanno cercato di portarci fuori dalle mura rossa dell’università pontificia (sic!) dove l’evento si svolgeva. Alcuni di loro, come preoccupati dall’idea di essere confusi con produttori o venditori, preferivano sostare nei pressi della porta d’ingresso. E cogliere al volo alcuni gringos. E devo dire che il metodo produceva i suoi effetti.

Manuel abita a Montevideo. Tiene a precisare che la città, a differenza di BA, sta su una collina ed è sempre attraversata da una brezza. Forse talvolta quella dolce aria gli ritorna in mente nel caldo argentino. Così accade che quando parla chiuda gli occhi. E’ un attimo. E può passare inosservato. Il gesto però, accompagnato da un leggero movimento del capo, aumenta il carattere ascetico del suo corpo. Devo ancora vedere il suo film, ma lo immagino come il suo autore: tranquillo ma solo in superficie, come un fiume che nasconde correnti.

Anche Guillermo è uruguagio. A differenza di Manuel ha un corpo massiccio e un fare pacioso. I suoi occhi chiari – se non sbaglio – sono come nascosti da un ciuffo di capelli e da occhiali con una robusta montatura. L’ho incontrato un mattino. Per prima cosa ha aperto il thermos e si è versato un po’ di acqua calda nella sua tazza per il mate. Tra un sorso e l’altro abbiamo parlato di cinema e del suo nuovo progetto, cui fatico a dare un volto.

Lisandro ha occhi scuri, piccoli ma sempre accesi. Brillano a prescindere dalla situazione e danno l’impressione che tutto e tutti lo interessi. Forse per questo ama allontanarsi dalla frenesia della città quando deve filmare. Forse per questo quando gira un film riesce a cogliere i movimenti sommersi di una natura apparentemente immobile.

Come alcuni dei suoi protagonisti, Pablo nasconde uno sguardo bambino. E’ una di quelle persone che riesce a sorridere con gli occhi – il che pone la comunicazione su un livello di grande serenità. Quando lo guardo, faccio fatica a pensare alle sue storie così legate a un vissuto urbano e a un’umanità in lotta con la vita. Così mi dico che dovrei osservare meglio. Lui però preferisce ballare con la sua bellissima compagna di vita e di lavoro. E fa bene!

Santiago è alto. Il suo sguardo non cade mai sull’interlocutore facendo sentire la distanza; anzi possiede un’innata dolcezza. L’ho incontrato due o tre volte in modo sempre breve. Pensando al film che ha realizzato un paio di anni fa mi è venuto in mente che, come il suo protagonista, anche lui molto probabilmente sa giocare molto bene sul modo della seduzione. E come tutti i seduttori preferisce ascoltare piuttosto che parlare.

Ariel ha uno sguardo cristallino. Nei suoi occhi, c’è un che di nostalgico, qualcosa che viene da lontano o che intende prolungarsi oltre il suo interlocutore. Questo fa sì che la conversazione avvenga spesso su due piani disgiunti: il qui delle parole e l’altrove del pensiero. E così senza accorgersene, parlando di film realizzati e progetti da realizzare, ti ritrovi in viaggio.

Carlo Chatrian

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