News del Locarno Festival
 

Sir Christopher Lee

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Ricordate la famosa regola firmata Alfred Hitchcock? Se funziona il ruolo del cattivo in un film, funziona tutto il film. Ora trasportate l’equazione lungo le spire di una filmografia che si allarga a 280 pellicole e che mette lì, gomito a gomito, tanti conte Dracula e mostri di Frankenstein (nell’epopea horror della Hammer Film Productions), il cattivo Darth Tyranus di Star Wars, quello di  007 in The Man with the Golden Gun, il Saruman fantasy della trilogia The Lord of the Rings o del prequel The Hobbit. E questo solo per rispolverare alcune delle tante facce indossate da uno degli attori più conosciuti e più amati della cinematografia mondiale come Christopher Lee. Perfomances perturbanti, le sue, che più che portare a compimento un singolo film sono riuscite a mettere in funzione un intero immaginario collettivo. E sarà proprio lui, con i suoi quasi due metri d’altezza, la barba spigolosa e il timbro di voce profondo, a ricevere l’Excellence Award Moët & Chandon di quest’anno e a battezzare l’ingresso nella 66esima edizione del Festival del film Locarno, la prima orchestrata dal Direttore artistico Carlo Chatrian.

Christopher Lee, ovvero, l’attore più alto e più citato della storia del cinema, come recita il cliché che ormai lo accompagna da anni. Eppure, è davvero difficile trovare una personalità che più di lui possa fare da start rappresentativo a un Festival come quello di quest’anno, così votato ad abbracciare il cinema in tutte le sue più svariate declinazioni. Una volontà di scavallare il tempo, le geografie e i generi che trova in Christopher Lee un alfiere e un compagno di viaggio. Nell’eclettismo conturbante che ha segnato la sua sterminata filmografia c’è già il cinema raccontato nelle sue tante diversità.

Una vera e propria icona dell’horror, ma non solo, perché basta riandare con la memoria ai film fatti sotto la direzione di Laurence Olivier (Hamlet, 1948), di Billy Wilder (The Private Life of Sherlock Holmes, 1970), di Steven Spielberg (1941, 1979), passando per la solida collaborazione con le ossessioni visive di Tim Burton (Sleepy Hollow, 1999; Charlie and the Chocolate Factory, 2005) per capire che il suo zig-zigare interpretativo, in realtà, è una delle più preziose cerniere che scorrono sulla storia del cinema. E da questo punto di vista, Locarno 66, così pronta come sempre a giocare di sponda tra la storia del passato e le scoperte degli autori più giovani, non poteva trovarsi testimone migliore.            

E per l’omaggio a Christoper Lee il Festival del film Locarno riproietterà un trittico di pellicole che lo vedono protagonista. A partire proprio da un film-cult “pagano” come The Wicker Man di Robin Hardy del 1973 che verrà riproposto nel nuovo restauro digitale realizzato per il 40esimo anniversario del film. Completano il cartellone, l’adattamento gotico del romanzo di Arthur Conan Doyle  The Hound of the Baskervilles di Terence Fisher (1959) e il più sperimentale Umbracle di Pere Portabella (1970).

Lorenzo Buccella

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