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Mondo Cukor

Mondo Cukor

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Un'opera tra le più risplendenti e affascinanti della storia di Hollywood, il cinema di George Cukor. Dal 1930 al 1981 Cukor ha lavorato con metodo e disciplina, dagli albori del sonoro al cinemascope e al colore, percorrendo una geniale sperimentazione artistica nel mondo scintillante e feroce di cui lui stesso ha fornito dall'interno, con A Star Is Born (dopo What Price Hollywood?), una delle più ispirate rappresentazioni cinematografiche. Gli oltre cinquanta film che ha firmato come regista, tutti presenti nella retrospettiva (salvo One Hour with You, co-diretto con Lubitsch e già presentato a Locarno tre anni fa), sapranno sorprenderci. Di Something's Got to Give, incompiuto per il ritiro e la morte di Marilyn, si potranno vedere alcune splendide rushes (e una ricostruzione parziale) nel documentario Marilyn Monroe: The Final Days, nella sezione Histoire(s) du cinéma.

Godard parlava di "maîtrise absolue dans la direction des acteurs" a proposito di tre cineasti: Renoir, Bergman e Cukor. E la fama di "regista delle star" (alcune, come Katharine Hepburn o Judy Holliday le ha plasmate fin dall'inizio, altre le ha "ricreate" una o più volte), per quanto sia ormai una formula convenzionale, non è immeritata né trascurabile. È anche attraverso la direzione degli attori che si realizza in Cukor la mise en scène del cinema, lo "scambio" costante e reciproco tra vita e teatro. "Ci gettavamo addosso le battute come palle da tennis", dice il regista a proposito del suo lavoro con la coppia di sceneggiatori Ruth Gordon e Garson Kanin e gli attori Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Nella complicità con le star Cukor scopre e inventa il proprio mondo poetico: può modulare all'infinito il gioco del travestimento e del doppio, mettere in scena il "femminile" come perpetuo offrirsi all'illusione, rendere infine nell'ambiguità di commedia e melodramma "la struggente e sfuggente malinconia di fronte al mistero della vita", secondo le parole di Giuseppe Turroni.

Roberto Turigliatto

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