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Christoph si è fermato a Locarno

Christoph si è fermato a Locarno

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Si può filmare un uomo dalle idee antitetiche senza ridurlo a macchietta o farne un eroe, seppure a tinte fosche? Si può filmare senza catturare un’immagine o farsi catturare da questa? L’expérience Blocher racconta questa sfida: è al contempo un film che traccia la parabola del controverso leader politico svizzero – noto per le sue posizioni antieuropeiste – e l’indagine su un paese che per questo uomo spesso si è spaccato in due.

Nel 2003 Jean-Stéphane Bron aveva realizzato un altro documentario che, seguendo l’iter costitutivo di una legge, descriveva le regole della democrazia svizzera. Concentrato in poche stanze Mais in Bundeshuus si apriva a raccontare la pluralità di una democrazia quasi preoccupata di nascondere segreti.

L’expérience Blocher è il frutto di un movimento opposto: un film a forma di imbuto dove la varietà dei luoghi e delle tipologia di incontri (pubblici, privati, colloquiali, formali) è incanalata in una sola figura. Filmato quasi sempre fuori dalle stanze del parlamento, in compagnia della silenziosa e carismatica moglie, più che un politico, Blocher appare un uomo d’affari. E’ lui a dettare le regole, i tempi, i modi e i contenuti del film. Bron segue il suo personaggio, sembra sottostargli, salvo poi con una soluzione classica (la narrazione in off), riposizionarsi rispetto alle immagini. Non tanto per riequilibrarle ma per consegnarle alla loro naturale ambiguità, dal momento che la voce narrante invece di prendere per mano il racconto lo spezza, lo analizza, lo mette in questione. Dieci anni sono trascorsi in Svizzera, in Europa e nel mondo e la simpatica commedia sul parlamento sembra essersi rovesciata in un film noir.

Carlo Chatrian
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