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Niente è vero, tutto è possibile

Niente è vero, tutto è possibile

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Endimione si è innamorato della Luna e per questo viene punito. Ma che cosa ha visto Endimione? Quale micro-frattura nel corpo astrale, quale luce imprevista, che nessuno deve vedere, negli occhi della dea? Dorme ora, Endimione. Dorme e si arrotola in una danza infinita, la danza del fotogramma perduto, la danza-tabù del romanzo segreto scritto dalla educatrice-sacerdotessa. Dorme ora, Endimione.

E cosa vede? Vede il mondo richiamarsi da sponde opposte, lo vede inventare una melodia di rifrazioni, una geometria cosmica di riflessi. Maya Deren. Friedrich W. Murnau. L’Europa dada. Il Brasile tribale e surrealista. Endimione ascolta la dea scrittrice e poetessa parlare con le migliaia di voci che la attraversano.

La casa diventa un teatro erotico, una pittura nuda, la letteratura una storia dell’occhio (Bataille). Non è la prima volta che Júlio Bressane eccelle in quest’arte dell’agonia, dove il cinema è la scintilla da cui si genera una lingua incognita e sconosciuta, ancora tutta da scoprire. E in Educação Sentimental ogni singolo gesto racchiude il mistero universale del narrare, e ogni cosa, a ogni nuovo passo, si volta verso il principio (Benjamin, Moebius, Nietzsche). Ma attenzione al finale: niente è vero, tutto è possibile.

Lorenzo Esposito

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