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Júlio Bressane di Educação Sentimental

Júlio Bressane di Educação Sentimental

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Júlio Bressane (regista)

Possiamo dire che il cinema è scomparso, è finito oramai, non c'è più. Ho cominciato a fare cinema a 12 anni e 45 anni fa Cara Cara fu presentato a Locarno. All'inizio io pensavo al cinema come a un organismo intellettuale e artistico che attraversava varie discipline, anzi tutte, perché immagini e fotogrammi si arricchissero.

Questo per me rendeva il cinema uno strumento radicale di trasformazione, ma trasformare le cose è impossibile. Così ho lavorato su questa utopia, questa aporia, con la consapevolezza dello sforzo di attraversare tutte le arti. Ma al cinema si è perso il senso dello sforzo e della fatica, forse per il capitale o forse per la tirannia monetaria e bancaria che ci lascia un senso di disperazione.

Il cinema è una patologia che dà lo stile, il cinema è un disturbo psichico e fantasmagorico, di cui le immagini sono fantasmi e sintomi, come in questo film.

Sul perché il cinema sia scomparso, non so cosa rispondere. Io mi sento contemporaneo, è difficile giudicare la contemporaneità, capire perché un certo cinema non si fa più.

Nel film faccio ritrovare Tabù di Murnau per una scelta affettiva, ho una passione sfrenata per lui e per quel film in particolare, ho voluto citare qualcosa che è scomparso, il cinema. Siamo passati nella Settima Arte dalla trasparenza della pellicola all'opacità del digitale. Il cinema è proiezione, il procedimento digitale è il contrario, lo fai appunto con il dito. L'opacità è comunque importante, è il soggetto, ma il digitale ha reso tutto troppo facile, il problema è girare le cose difficili. 

Noi siamo tutti frammenti di un testo, ognuno di noi è un fossile che è risultato di lavoro di secoli. E il mito di Endimione si fonda sulla contemplazione di una dea, la Luna, che è anche luminosità, fragilità e specchio dei tempi. E questo non è in fondo anche il mito del cinema? Ecco perché l'ho scelto per il mio lungometraggio.

Questo mito è il crimine, il delitto, l'amore proibito di una dea e un mortale, che altro non è che lo sfondo significante del film ed è ciò che io penso del cinema. 

Devo tutto all'attrice protagonista Josie Antello, lei ha fatto il film, io non dirigo gli attori, metto insieme le cose e li seguo. Non li dirigo. 

Boris Sollazzo
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