News del Locarno Festival
 

La vita lunga di un Festival

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Se il cuore del Festival del film Locarno si concentra sempre negli undici giorni d’agosto in cui viene celebrato, il ticchettio della sua vita non si arresta con l’ultima proiezione in Piazza Grande, ma prosegue per tutto l’anno. Per tradizione, Locarno infatti non ha voluto abdicare a quel ruolo che la vuole trampolino di lancio per tutto quel cinema capace di calcare piste inedite e meno battute. E a testimonianza di questa storica vocazione alla scoperta, ma anche di questa rinnovata funzione di supporto nel tempo, basta guardare quanto è lunga la vita post-festival dei film presentati a Locarno. Solo per metter lì alcune cifre: 18 pellicole lanciate a Locarno 65 sono poi transitate nell’importante vetrina del Toronto International Film festival e 31 a quella della Viennale. Una diffusione sui circuiti festivalieri che fa da pendant, in alcuni casi, alle cifre maiuscole ottenute al botteghino come per il film d’apertura 2012 The Sweeney (di Nick Love) che in Gran Bretagna ha scalato le vette del box office. E se Lore di Cate Shortland (Prix du Public UBS) è stato scelto dall’Australia per concorrere all’Oscar, altre pellicole come l’indipendente americano Compliance (di Craig Zobel) oppure il francese Quelques heures de printemps (di Stéphane Brizé) continuano a far incetta di ottime critiche su svariate testate internazionali. Tutti segni evidenti di quanto Locarno voglia continuare a essere un avamposto nel presente per il cinema che da lì a poco ambisce ad acquisire visibilità in tutto il mondo. E non è un caso se sono ormai diverse le manifestazioni che riprendono una scelta delle proiezioni locarnesi, dai film vincitori ai cortometraggi, passando per la retrospettiva dell’anno. Da “Pardo al Parco” a Lugano a quelle analoghe di Milano, Roma, Parigi, Zurigo e Ginevra, ogni volta innescando collaborazioni fruttuose con istituzioni come il parigino Centre Culturel Suisse, la ginevrina Haute École d’Art et de Design (HEAD), la Cinémathèque française, la Cinémathèque suisse e il Filmpodium della città di Zurigo. Ennesima prova di quanto il respiro del Pardo si allarghi nel tempo.

Lorenzo Buccella

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