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Casa sua, vita altrui

Casa sua, vita altrui

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LIEW Seng Tat è sicuramente il caso di un cineasta-architetto. Lelaki Harapan Dunia (Men Who Save the World) non è solo un film che racconta la storia di una casa che doveva essere un regalo di matrimonio e che diventa regno di fantasmi prima e ristoro per migranti in fuga poi. Piuttosto è un film-casa, in cui ogni mattone s’incastra con precisione e sapienza dalle fondamenta fino al tetto. Con pochi tocchi di sottile ironia si entra lentamente nelle due colonne portanti sulle quali si edifica il film.

Da un lato Pak Awang, che non ha i soldi per comprare una casa alla figlia e che, aiutato dagli altri abitanti del villaggio, trasporta fuori dalla foresta una vecchia casa abbandonata con l’idea di restaurarla. Dall’altro Solomon, immigrato nigeriano in fuga da Kuala Lumpur, che capita nei pressi del villaggio e comincia a usare la casa come rifugio e poi a viverci. In mezzo si affollano fantasmi (e, in una moltiplicazione quasi surrealista, anche cammelli): quelli che la gente del villaggio pensa stiano infestando la casa di Pak Awang. Così Solomon attinge allo statuto di doppio fantasma, per lo Stato e per il villaggio; mentre Pak Awang comincia una battaglia contro la superstizione che lentamente lo conduce a un imprevisto isolamento, con tutto il villaggio impegnato in estenuanti veglie notturne per scacciare gli spettri.

Quanto ancora potrà durare? Naturalmente pochissimo. Gli equivoci si accumulano fino a una sorta di benefica implosione, dove la realtà sembra poco a poco perdere nitidezza ed entrare in un’altra dimensione. È l’arte della commedia, quel rarissimo senso delle entrate e delle uscite, quella fiducia per l’avventura del fuori campo, quel corpo pirotecnico d’intrecci e derive, fino al progressivo e inatteso subentrare del tragico, di cui LIEW Seng Tat si conferma già maestro.

 

LIEW Seng Tat
We are all beasts, and we are all men. It all depends on which side you are standing, and how well you know yourself.

Lorenzo Esposito

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