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Lisbona è un acquario

Lisbona è un acquario

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«Non mi portate estetiche! Non mi parlate di morale! Risparmiatemi la metafisica!»
In quella vertigine nichilista che è il poema di Pessoa, tutto appare negato. Tutto deve essere spazzato via perché un nuovo pensiero, una nuova visione prenda forma. Negli stessi anni in cui Pessoa scrive Lisbon Revisited, l’Europa è attraversata da avanguardie che sognano di un cinema mosso da un occhio ultra-umano, capace di leggere un’altra realtà nel mondo che ci sta davanti. Dallo sguardo meccanico delle sinfonie sulle città si passa in questo affascinante ritratto a una visione liquida. È una Lisbona che sembra catturata dentro un acquario quella che si muove nel film di Edgar Pêra. L’instancabile sperimentatore portoghese, giocando su riprese molto ravvicinate e su un uso del 3D spinto all’estremo, restituisce la sensazione di percorrere un mondo nuovo. Una realtà sovraffollata di segni, visivi, sonori, e di sinestesie. Poesia di colori più che di forme, Lisbon Revisited è l’utopia di una città che si fa corpo.
Sebbene concentrato in poco più di 60 minuti, il film dà la vertigine per la densità di informazioni che accumula. E, in linea con un pensiero molto moderno a cui probabilmente il cinema deve ancora abituarsi, è un film che va visto e sentito più che compreso.

Carlo Chatrian

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