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Stromboli e Vulcano

Ingrid Bergman in Stromboli by Roberto Rossellini

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© mymovies

I fatti sono noti. È il 1949 e dall’America un’attrice svedese invia un messaggio che esprime con una schiettezza latina il proprio desiderio.

«Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.»

Come risposta Rossellini era “volato” a Londra dove l’attrice girava un film con Hitchcock e le aveva proposto il ruolo da protagonista nel film che aveva in preparazione. Detto fatto. Prima che il film vedesse la luce, la stampa italiana si era appropriata della notizia e aveva promosso e benedetto la love story tra la diva di Hollywood e il regista italiano di talento – i giornali americani invece bolleranno la storia come un inaccettabile adulterio. In Italia, vicino a Rossellini c’è però (sarebbe meglio dire c’era) un’altra donna. Una di quelle che non gettano tanto facilmente la spugna. E che, soprattutto, proprio non ce la fa a vedersi espropriata di un film pensato per lei. Decide così di realizzare lo stesso il “suo” film, improvvisando una produzione e chiamando il regista Otto Dieterle a girare in un’isola siciliana.

Se proviamo ad andare oltre le vicende che videro una querelle d’amore dar luogo a due produzioni concomitanti che bene sono ricostruite dal documentario di Francesco Patierno, La guerra dei vulcani possiamo scorgere alcune delle linee di fondo attraverso cui leggere due tra le più straordinarie interpreti del cinema, Ingrid Bergman e Anna Magnani.

Sebbene di primo acchito possa sembrare che sia stata lei ad adeguarsi alle modalità produttive minime del regista italiano, l’intrusione di Ingrid Bergman nel cinema di Rossellini sposta in modo significativo il baricentro dei film. Nelle opere “neorealiste” (Roma Città Aperta soprattutto) i volti e i corpi sono espressione dei luoghi filmati; pur essendo affidati ad attori professionisti, non c’è cesura tra questi e il teatro di scena delle vicende. In Stromboli qualcosa cambia: la presenza della chiara chioma dell’attrice svedese tra i neri vestiti delle isolane si coglie come un elemento che va oltre la drammaturgia e impone al regista di modificare alcune suoi stilemi. Paradossalmente, sono proprio le sequenze più realistiche, quelle documentarie, a far risaltare il diverso ruolo assunto da Ingrid Bergman all’interno della drammaturgia. Le immagini dell’eruzione del vulcano si offrono, infatti, come altrettanti controcampi simbolici al dramma di Karin, anticipando quanto accadrà in modo più compiuto in Viaggio in Italia.

Difficile pensare come sarebbe stato Stromboli se a condurlo ci fosse stata l’irruenza mediterranea di Anna Magnani; gioco forza invece è notare cosa è Vulcano. Nel film di Dieterle la parte melodrammatica ha il sopravvento sull’unicità dei luoghi. Allo stesso modo la matrice “ctonia” dell’attrice italiana è così forte da spostare il teatro delle scene verso il mare, in un vano tentativo di raffreddarlo. Del fuoco e della terra, e dei fumi che genera l’incontro tra questi e il vasto mare intorno, resta ben poco. Il potente recitato della Magnani non trova più così quel felice contraltare che aveva nei film di Rossellini – e che ritroverà in forma diversa nella forte stilizzazione di un film come Mamma Roma, tanto per citare un esempio diverso. Ingrid Bergman pare invece la presenza ideale per raccontare il dramma di un corpo che si oppone a una montagna-isola. La dolcezza dei lineamenti richiama per contrasto la nera sciara dove la lava cola senza tregua. Un po’ alla volta le distanze si attenuano e l’attrice sembra impossessarsi del fuoco e farlo vibrare dentro di sé. E’ un movimento di ascesi quello descritto dal personaggio di Karin capace di colorare il film di una tonalità trascendente che sarà il dato cruciale dei film girati da Rossellini con Bergman. Mentre Vulcano appare il risultato di un movimento di stizza, un fuocherello destinato a spegnersi, Stromboli è lo spazio drammatico ideale per Ingrid Bergman e per una nuova tappa della sua straordinaria carriera.

Carlo Chatrian
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