News del Locarno Festival
 

Me and Earl and the Dying Girl – Lo sguardo senza fine

“Me and Earl and the Dying Girl” – Alfonso Gomez-Rejon

Condividi:

Bisogna amare profondamente il cinema per capirne il ruolo profondo nel film di Alfonso Gomez-Rejon.

Bisogna averlo vissuto sulla propria pelle in tutta la sua forza emozionale. Bisogna aver sorriso sulla riva del mare insieme ad Antoine Doinel o sofferto nella giungla amazzonica con Werner Hergoz e Klaus Kinski.

Greg, il protagonista di Me and Earl and the Dying Girl, della Settima Arte ha fatto un motivo di vita che però, anno dopo anno, film dopo film, è diventato anche lo strumento per tenerla lontana quella vita stessa. Solo che poi gli inevitabilmente ripiomba addosso nel peggiore dei modi, nei panni e nel volto dolcissimo di Rachel, coetanea malata di leucemia. E allora tutto cambia: il rapporto con il mondo diventa quasi contro la sua volontà più intenso e doloroso. E allora il cinema non basta più, non quello che è stato già creato, non le storie già dette, seppur in maniera così meravigliosa. Per raccontare sé stesso alla sua amica Greg deve necessariamente tornare alla purezza significativa di immagine, movimento, suono. E facendo ciò mettersi a nudo, confessare la propria inadeguatezza in una scena di comunione che è destinata a rimanere scolpita negli anni a venire.

 Adattando il romanzo di Jesse Andrews Alfonso Gomes-Rejon costruisce un puzzle articolato, citazionista nella forma (Wes Anderson che incontra Michel Gondry) e pulsante nel contenuto. Affida l’opera sulle spalle sorprendentemente possenti del ventitreenne Thomas Mann, portentoso nel dare anima indolente e umanissima al protagonista. 

Adriano Ercolani
Link utili

Follow us