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Premio speciale della giuria per Tikkun

Avishai Sivan, Tikkun, Concorso Internazionale, Premio speciale della giuria

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“Tikkun” by Avishai Sivan

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C'è un'eleganza nobile in Avishai Sivan, che compone un cinema di immagini in bianco e nero, rumori all'apparenza cacofonici e invece infine sinfonici nella totalità del suo racconto, uomini e parole fuori schema, perché chiusi a chiave nella bigotta osservanza.
Locarno questo film l'ha voluto (come cinque anni fa fece la Quinzaine), quasi preteso e poi premiato, rifiutando di entrare nell'elenco dei «no» che il regista pubblica sul suo sito. La sfida è chiara, fin da quel muso di mucca in primo piano all'inizio, da quei dialoghi frammentati, dall'assenza di colore che è innanzitutto esigenza narrativa, per infilarsi tra i Gur, setta chassidica di ebrei ultraortodossi, abituati, appunto, a dividere il mondo in bianco e nero.

La lingua di questo cineasta è complessa e allo stesso tempo semplicissima, quello che nella struttura narrativa si allontana dalla linearità viene recuperato in un dialogo diretto con lo spettatore, come se Haim-Aaron, il protagonista, parlasse all'anima, alla pancia, agli occhi disorientati di chi guarda quel piccolo mondo antico. E nella sua prigione, lui, diventa un eroe malin-comico da cinema muto. Non è un ribelle, è solo libero.
Ed è così, senza alcuna ideologia, che l'occhio nudo e acuto di un autore straordinario ci dice, sul cuore malato del mondo attuale, il Medioriente, più di quanto abbiano saputo fare altri.

Boris Sollazzo
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