News del Locarno Festival
 

Robin Williams, un anno dopo

Robin Williams in “One Hour Photo”

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Eravamo a Locarno. E con il buio arrivò la notizia: lo speaker di Good Morning, Vietnam, il maestro de L'attimo fuggente, il medico di Risvegli, l'uomo spezzato di One hour photo, quest'ultimo venuto qui a Locarno in anteprima e ritornato per celebrarlo. Come tutti i grandi non aveva paura dei generi cinematografici più commerciali né di mascherarsi: era grande anche dentro l'improbabile costume di Peter Pan o con il trucco che lo faceva divenire Mrs. Doubtfire o facendo Braccio di Ferro, per Robert Altman. Perché quella delicatezza nell'essere mattatore i grandi l'amavano tutti e magari gli affidavano i figli più dotati e fragili, quelli che sarebbero usciti alla distanza, che avrebbero colpito i cuori più sensibili. Pensiamo al bellissimo Jack con Francis Ford Coppola o Le avventure del Barone di Münchausen di Terry Gilliam.

Generoso e altruista (aiutò persino Superman, Christopher Reeve, versando milioni di dollari alla sua fondazione), era un divo gentile. Entrava dove altri avevano paura – lo sappiamo, state pensando a Jumanji -, sapeva raccontare quello che altri neanche capivano per restituirlo al pubblico che lo amava, anzi lo ama ancora, perdutamente.

Il pensiero che non verrà a Locarno per farsi consegnare un Pardo d'Onore o che non ci sarà un suo nuovo film in Piazza Grande con lui a ridere rumorosamente nelle prime file, fa male.
Ma basta, così, che anche un anno dopo quel suicidio che ha spento il sorriso del mondo, viene ancora da piangere a pensare cosa abbiamo perso.
E allora, Mork, ti salutiamo con anulare e mignolo ben separati da indice e medio della nostra mano: Na-no, na-no, tanto lo sappiamo che sei solo tornato sul tuo pianeta. E ci guardi da lassù bevendo un buon drink con il dito, come sempre.

Boris Sollazzo

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